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Wuhan, cristiani in strada per evangelizzare nella zona ‘rossa’ del Coronavirus

I credenti distribuiscono volantini e mascherine nell’epicentro dell’epidemia.

In strada per distribuire mascherine e parlare di Gesù. È quanto sta accadendo a Wuhan, la regione cinese epicentro dell’epidemia di Coronavirus che sta tenendo tutto il mondo con il fiato sospeso. Come riportato dalla corrispondente di CBN News Asia Lucille Talusan, i cristiani hanno scelto coraggiosamente di rischiare doppiamente la propria vita pur di condividere il messaggio del Vangelo. I testimoni che condividono apertamente la loro fede, infatti, non solo affrontano possibili infezioni da pericolose malattie respiratorie causate dal virus, ma potrebbero anche essere soggetti a potenziali persecuzioni da parte delle autorità.

Il governo comunista cinese, infatti, include il cattolicesimo e il protestantesimo, basati sul cristianesimo, tra le cinque religioni ufficialmente sanzionate della nazione, le attività di queste tradizioni religiose richiedono la registrazione e sono soggette a complesse agenzie regolatorie statali che gestiscono «tutti gli aspetti della vita religiosa, compresi gli incarichi di leadership religiosa, selezione del clero e interpretazione della dottrina», secondo il Council on Foreign Relations (CFR) con sede negli Stati Uniti.

Nonostante i potenziali pericoli, attraverso l’opera di volontariato i cristiani di Wuhan stanno soddisfacendo i bisogni dovuti alla crisi, creando così opportunità per condividere il Vangelo.

In una delle nazioni con il più alto tasso di persecuzione dei cristiani, costretti dunque ad operare nei luoghi sotterranei per evitare vessazioni e azioni penali da parte delle autorità comuniste, i credenti stanno sfruttando la necessità di maschere chirurgiche. Oltre ad aiutare a prevenire la contrazione della malattia respiratoria causata dal Coronavirus, le mascherine aiutano anche a proteggere l’identità dell’individuo che professa apertamente la propria fede.

«È un gruppo molto coraggioso quello che è sceso in strada a Wuhan per distribuire le maschere protettive – ha dichiarato Lucille Talusan. – Dicono che sono cristiani e condividono l’amore di Cristo, indicano Gesù come Colui che può portare la speranza a loro, alle loro famiglie e all’intera Cina. Questa è davvero una svolta».

Talusan riferisce inoltre che l’incertezza della crisi e la paura del contagio hanno contribuito a innalzare la ricettività al messaggio di Cristo, rendendo le persone più sensibili non solo all’ascolto, ma anche ad abbracciare la fede in Gesù.

Naomi Mezzasalma

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