Esteri

Ucciso il generale Soleimani, Usa e Iran vicini alla guerra

Il 2020 non poteva cominciare nel peggiore dei modi. Sì, perché il mondo rischia una guerra dalle conseguenze imprevedibili tra gli Stati Uniti d’America e l’Iran.

Nella notte scorsa un raid, ordinato da Donald Trump, ha ucciso il generale Qassem Soleimani, responsabile delle operazioni coperte di Teheran e uomo chiave del regime degli ayatollah.

Il Pentagono ha spiegato che «voleva colpire diplomatici USA» e ha parlato di azioni «a difesa degli americani all’estero».

Oltre a Soleimani, è stato ucciso anche Abu Mahdi al-Muhandis, numero 2 delle forze di mobilitazione popolare (Hashd al – Shaabi), coalizione di milizie para-militari sciite pro-iraniane attive in Iraq.

Era stato lui, il 30 dicembre scorso, a spronare la folla ad assaltare l’ambasciata americana con un bilancio di 12 morti e molti feriti.

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Come prima reazione a quanto successo, Israele ha cominciato ad adottare misure preventive nel timore di rappresaglie. L’Esercito israelino ha comunicano che «dopo una valutazione della situazione è stato deciso di chiudere l’accoso al monte Hermon», sulle alture del Golan. Si tratta della prima decisione operativa presa da Israele dopo l’attacco Usa in Iraq. In passato, il monte Hermon, che si trova poco distante dal confine con il Libano, è stato bersaglio del lancio di razzi e di cannoneggiamenti dalla Siria.

Gli Stati Uniti d’America, poco dopo l’attacco hanno invitato i propri cittadini a lasciare l’Iraq «immediatamente». Il Dipartimento di Stato, in una nota, ha affermato che «a causa degli attacchi della milizia appoggiata dall’Iran nella sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti, tutte le operazioni consolari sono sospese. I cittadini statunitensi non dovrebbero avvicinarsi all’ambasciata». L’Iran, infatti, ha annunciato «dure rappresaglie».

Infine, la reazione del generale Mohammad Reza Naghdi, alto comandante dei Guardiani della Rivoluzione Iraniana, i Pasradan: «La Casa Bianca deve lasciare la regione oggi o deve andare al mercato a ordinare bare per i soldati. Non vogliamo uno spargimento di sangue. Devono fare da soli la loro scelta».

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