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Trova in casa delle Bibbie: picchia la moglie e la costringe a bere pesticida

Il terribile racconto arriva dall'Uganda orientale, dove una giovane mamma di tre figli ha gustato l'amaro sapore della persecuzione a soli tre mesi dalla sua conversione al Cristianesimo

Ha picchiato selvaggiamente la moglie costringendola a bere un pesticida. L’agghiacciante episodio arriva dall’Uganda orientale ed è ancora una volta uno dei tanti soprusi legato a ragioni di fede. La giovane sposa, infatti, aveva da poco scelto di abbracciare la fede cristiana, suscitando l’ira del marito.

Stando a quanto riferisce Morning Star News,  era il 21 novembre quando Umar Kyakulaga interrogò la moglie circa la sua fede: aveva ritrovato, infatti, ben due Bibbie in una valigia, una in inglese, l’altra in lingua tribale. Zubeda Nabirye, 38 anni, ha risposto che un amico le aveva dato la Bibbia e stava semplicemente confrontandone il contenuto con quanto riportato nel Corano.

“Dopo tutto la religione è una questione di scelta personale”, ha detto la donna a un contatto di Morning Star News.  Tuttavia, la reazione del marito non è stata affatto positiva né misurata. L’uomo, in preda alla rabbia, avrebbe preso il Corano e letto alcuni versi che consentono agli uomini di picchiare le mogli disobbedienti e successivamente  – stando sempre al racconto della vittima – avrebbe iniziato a picchiarla con schiaffi e bastoni.

“Come se non bastasse, mi ha costretto a prendere Dithane M-45”, ha raccontato Nabirye, spiegando di aver tentato di non ingerire il pesticida tossico, ma di averne comunque ingoiato un po’. L’uomo intanto cercava di strangolarla. Diverse le ferite riportate dalla vittima, rinvenuta attorno alle dieci di sera quando si è ritrovata circondata dai vicini. Ricoperta di ferite al petto, al collo e alla coscia, la giovane aveva perso conoscenza.  

“Mentre stavamo tornando, abbiamo sentito gemere da una vicina pianta di banane, e lì abbiamo trovato Zubeda Nabirye, che aveva appena ripreso conoscenza ma con vomito e sangue su tutto il corpo“, ha raccontato uno dei vicini che, allarmati dai lamenti, si erano recati in casa della coppia trovandola  vuota. “Abbiamo quindi organizzato il suo trasporto all’ospedale vicino a casa sua a Kaliro.”

Nabirye sospetta che il marito l’abbia portata fuori, in mezzo alle piante, aspettandosi che morisse lì.

La coppia ha tre figli, di 16, 13 e 9 anni, ma i ragazzi non si trovavano in casa. Quando la famiglia si è trasferita a Matovu dal distretto di Kaliro all’inizio di quest’anno, infatti, sono rimasti con la suocera di Nabirye a causa della pandemia di Covid-19. 

Adesso Nabirye, rifugiatasi in un posto segreto dopo le dimissioni dall’ospedale il 2 dicembre, chiede loro notizie ma non può vederli. “Sono preoccupato per i miei figli, che sono sotto la cura di mia suocera. So che sarà molto difficile per me vederli e riunirmi con loro“, racconta. La ragazza ha scelto di porre la sua fede in Gesù circa tre mesi prima attraverso la predicazione di un pastore cristiano del luogo. Ha purtroppo già sperimentato ciò che il temine persecuzione significa.

Leggi anche: India, pastore ucciso dopo aver battezzato dei nuovi credenti

 

 

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