Tafida Raqeeb: la bambina che rimprovera la cultura della morte

di Gina Lo Piparo

La notizia delle dimissioni di Tafida Raqeeb dal reparto di terapia intensiva dell’ospedale G. Gaslini di Genova ha riempito le pagine di tutti i giornali, suscitando disparate reazioni.

Il Royal London Hospital, augurando ogni bene alla piccola, si è astenuto dal pronunciare giudizi e opinioni su una paziente che non è più sotto le sue cure, mentre molti si sono chiesti se quella diagnosi che aveva dato per spacciata la bimba non sia stato un clamoroso errore da parte dell’ospedale britannico.

Ma procediamo per ordine. Come molti sicuramente ricorderanno, la vicenda inizia a Londra la mattina del 9 febbraio, quando Tafida, 5 anni, sveglia la madre in preda ad un forte mal di testa. Nel giro di poco, smette di respirare e viene trasportata d’urgenza al Newham University Hospital di Londra e, dopo circa tre ore, al Kings College Hospital. Emorragia celebrale causata da una malformazione artero-venosa: operata d’urgenza, la bimba, che riportava già gravi danni celebrali, si ritrova attaccata a delle macchine per sopravvivere.

Dopo alcuni mesi, esattamente il 19 giugno, l’ospedale inglese comunica ufficialmente di voler sospendere la ventilazione artificiale, poiché per la piccola non ci sarebbe più nulla da fare.

I genitori, però, non ci stanno: Tafida manifesta segni di reattività ed è proprio in nome di quei segni che essi decidono di lottare per la figlia ricorrendo a vie legali. Shelina Begum, avvocatessa di 39 anni, e Mohammed Raqeeb, consulente edile di 45, chiedono allora una ‘second opinion’ all’ospedale G. Gaslini di Genova, che pur confermando le gravissime condizioni di Tafida, si dichiara disponibile ad accoglierla, giacché la bimba si trova in stato di semicoscienza e non di morte celebrale, unico caso quest’ultimo in cui, in Italia, si procede alla sospensione delle cure.

I coniugi Raqeeb, inoltre, inviano anche una lettera a Paolo Petralia, direttore generale dell’ospedale italiano, attraverso la quale chiedono disponibilità all’accoglienza presso la struttura, proponendo di trasportare la bambina in sicurezza e a proprie spese.

Dopo alcune opposizioni da parte del Royal London Hospital, con cui il collegio tecnico di specialisti predisposto dal Gaslini si era pure confrontato attraverso una videoconferenza collegiale, Tafida arriva a Genova il 15 ottobre, a seguito della sentenza emessa il 3 ottobre dal giudice dell’Alta Corte d’Inghilterra Alistair MacDonald.

La famiglia, che nelle sue traversie è assistita da Giuristi per la vita, riceve pieno sostegno da parte delle istituzioni: «La Regione Liguria sostiene pienamente la disponibilità manifestata dal Gaslini ad accogliere la richiesta dei genitori della piccola Tafida», affermano all’unisono il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e l’assessore regionale alla Sanità, Sonia Viale.

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«Il nostro obiettivo è quello di supportare le funzioni vitali di Tafida – dichiara il direttore del reparto di Terapia intensiva e rianimazione Andrea Moscatelli -, renderle più confortevoli affinché sia possibile la cura a casa della bambina da parte dei genitori, ossia rendere possibile la ventilazione meccanica e la nutrizione a domicilio».

Effettivamente è quanto avvenuto. L’8 gennaio la piccola paziente viene dimessa dal reparto di rianimazione per essere trasferita nell’hospice dove le saranno prestate le cure riabilitative e sarà avviato lo svezzamento parziale dalla ventilazione assistita.

«Oggi è un giorno estremamente speciale per noi, perché Tafida è finalmente fuori dalla Rianimazione – commenta la mamma di Tafida in conferenza stampa -. Questo significa molto per noi, vogliamo ringraziare la squadra di medici del Gaslini per essersi presi estremamente cura di Tafida, e un grazie va anche all’opinione pubblica».

«Vorrei anche dire – ha poi aggiunto – che l’opinione espressa dai medici inglesi di fronte all’Alta Corte e la prognosi che erano state fatte si sono dimostrate errate, e la prova è la stessa Tafida. Dovremmo essere in grado di darvi buone notizie nei prossimi mesi».

Più diplomatico il dottor Moscatelli, che – intervistato da La Repubblica – in merito all’operato dei medici inglesi dice: «Non possiamo parlare in termini assoluti di una prognosi non corretta da parte loro. In questo caso, il nostro piano di cura era quello più corretto per la bambina. Non perché lo abbiamo detto noi, ma perché c’è stata una valutazione che ha coinvolto anche i medici inglesi. Non è una battaglia tra sistemi differenti, ma un’integrazione tra essi. Ed è stato capito dal giudice».

Il programma che l’Alta Corte ha ritenuto valido per la bambina è stato completato: «L’abbiamo stabilizzata con un intervento di neurochirurgia e compiuto una tracheotomia, per migliorare la funzione respiratoria. Ora sta un’ora staccata dal ventilatore: inizia a respirare autonomamente. L’obiettivo è consolidare questo risultato. Abbiamo fatto una gastrostomia per assicurare il corretto apporto alimentare e calorico. Abbiamo rimosso il catetere vescicale».

«Per ora, i miglioramenti tangibili sono sulla qualità dell’assistenza – spiega il professor Moscatelli -, Tafida è ora accudita con strumenti che rendono i supporti ventilatorio e nutrizionale più confortevoli».

Le prospettive future si concentrano sul restituire a Tafida ciò che minacciava di esserle rubato: il tempo. «Nel caso di danni neurologici molto gravi, la prognosi è praticamente impossibile – osserva il medico -. Stiamo cercando di dare a questa bambina il tempo per capire se può esserci un potenziale miglioramento».

Come affermato da Giuseppe Focone qualche giorno fa, esistono patologie inguaribili, ma non persone incurabili. Tafida e i suoi genitori lo stanno mostrando al mondo, ricordando il valore della vita e rimproverando, attraverso quella vita stessa, il procedere ad oltranza della cultura della morte.

Gina Lo Piparo

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