Cronaca

Tafida a Genova, la mamma Shelina: “Qui in Italia ho trovato speranza”

Ieri, martedì 15 ottobre, è arrivata all’ospedale Gaslini di Genova dal Royal London Hospital Tafida Raqeeb, la bimba inglese di 5 anni colpita da un aneurisma cerebrale e data per spacciata dai medici britannici che avrebbero voluto interrompere le cure e l’alimentazione artificale.

La mamma della piccola, Shelina Begum, appena arrivata in Italia, ha affermato: «La principale differenza tra la sanità inglese e quella italiana è che dal primo momento in cui Tafida è stata ricoverata in Inghilterra i dottori continuavano a dire ‘non ce la farà’. Questo me lo sono sentita dire fino all’ultimo momento. Invece qui al Gaslini ho trovato speranza».

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LA CITTADINANZA ITALIANA

La donna ha anche espresso l’auspicio che «Tafida possa ottenere la cittadinanza italiana. Ringrazio tutti gli italiani che hanno sostenuto questa vicenda e anche coloro che erano in Inghilterra e ci hanno sostenuto. Speriamo che Tafida possa in qualche modo guarire. Speriamo che con il tempo questa cosa possa essere risolta, siamo nelle mani dei medici del Gaslini e li ringraziamo».

Filippo Martini, segretario di Giuristi per la Vita, che ha accompagnato Tafida all’ospedale Gaslini di Genova, ha spiegato che «avevamo già chiesto al ministro dell’Interno Salvini di concedere la cittadinanza italiana a Tafida ma la richiesta non era stata presa in considerazione. Neanche l’attuale ministro dell’Interno ha preso in considerazione la nostra richiesta. Speriamo che parlandone ciò avvenga perché aiuterebbe la famiglia di Tafida negli enormi costi che deve affrontare per rimanere in Italia».

Sull’argomento è intervenuta Giorgia Meloni: «Fratelli d’Italia raccoglie l’appello lanciato dalla mamma della piccola Tafida, Shelina Begum, e chiede al premier Conte e ai ministri Di Maio e Lamorgese di concedere alla bambina la cittadinanza per motivi umanitari. Sono stata onorata di ricevere nei giorni scorsi una lettera dei suoi genitori e sono convinta che un provvedimento del genere consentirebbe a Tafida, ora ricoverata in un’eccellenza come l’ospedale Gaslini di Genova, di continuare qui in Italia con serenità e tranquillità il suo percorso terapeutico».

IL DONO DI UNA POLIZIOTTA

Nel momento in cui Tafida è arrivata ieri sera in ambulanza all’istituto pediatrico scortata dalle volanti della Polizia di Stato, una poliziotta è scesa dall’auto consegnando al direttore generale dell’ospedale Gaslini Paolo Petralia una rosa e dicendogli «questa è per Tafida» con le lacrime agli occhi.

Lo ha raccontato lo stesso Petralia stamattina in una conferenza al Gaslini al fianco dei genitori di Tafida. «Ho voluto condividere con voi il ricordo, perché mi ha colpito la tenerezza, la delicatezza e soprattutto la partecipazione di una persona che aveva svolto il suo lavoro ma che ha voluto aggiungere qualcosa in più, un pezzettino di umanitù in più».

Il direttore generale del Gaslini ha ricordato come l’equipe multispecialistica per curare Tafida sia nata 3 mesi fa via WhatsApp attraverso un dialogo costante che ha preso in esame ogni minimo dettaglio nel difficile trasporto della piccola paziente da Londra a Genova.

I FONDI PER TAFIDA

«I fondi per curare Tafida non finiranno, abbiamo ricevuto tante offerte e abbiamo molti sponsor finanziari, di conseguenza noi non crediamo che si arrivera’ al momento in cui i fondi finiranno».

Lo ha assicurato la mamma della piccola, che ha aggiunto: «Ho contattato altri ospedali, ma ho scelto il Gaslini perché tramite un amico di famiglia siamo venuti a conoscenza dell’esistenza dell’ospedale genovese, dove lui aveva potuto far curare un proprio figlio»

L’associazione CitinzenGo ha raccolto 280 mila firme nel mondo a favore del trasferimento al Gaslini della piccola e donerà alla famiglia 70 mila euro per sostenere il possibile percorso di cura della paziente.

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