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Suore desnude danzano attorno alla croce: The New Pope indigna il Patriarca di Venezia

La sigla della serie firmata Sorrentino è nell’occhio del ciclone per l’irriverenza verso il simbolo della cristianità. Indagini anche sulla concessione del set da parte della Fondazione Giorgio Cini.

Altra scena irriverente nei confronti del Cristianesimo, nuove critiche e polemiche. Stavolta si tratta di una produzione dal sapore nostrano, quella di The New Pope, sequel di The Young Pope in onda su Sky. Il regista Paolo Sorrentino ha optato per molte ambientazioni  veneziane, ma non è questo ciò che ha fatto indignare il Patriarca Francesco Moraglia. Ad essere giudicata scandalosa è, infatti, la sigla della produzione che vede suore lascive danzare in maniera provocante attorno ad una croce fluorescente, sulle note di Good Time Girl. Sullo sfondo, ‘Le nozze di Cana’ di Paolo Veronese a coronamento dell’atmosfera.

«La scena risulta in sé offensiva mancando di un contesto narrativo che ne giustifichi la ragione e il contenuto», ha dichiarato in una nota don Gianmatteo Caputo, delegato del Patriarca per i Beni Culturali. Il Corriere del Veneto riporta il testo dell’intervento: «Ciò che viene offerto agli spettatori è solamente una ripresa simile ad un video musicale realizzato in un luogo fondamentale della storia e della tradizione monastica a Venezia, trasformato in una sorta di stage per una danza dal contenuto ammiccante e allusivo, collocata sotto il simbolo cristiano per eccellenza, la croce. Non è necessario scomodare la censura per dire che siamo davanti ad un episodio che offende e profana per il riferimento al simbolo della croce e risulta inopportuno perché fondato sulla gratuita volontà di provocare e suscitare reazioni. Sarebbe stato comunque opportuno non concedere, per le riprese, l’utilizzo di quello spazio ad elevato valore storico e simbolico».

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La scena è stata girata nell’ex refettorio benedettino dell’abbazia dell’Isola di San Giorgio Maggiore, messo a disposizione dalla Fondazione Giorgio Cini, a cui è stato ormai affidato dal demanio. Né il Consiglio Generale (di cui il Patriarca Moraglia fa parte) né il Comitato direttivo sarebbero stati interpellati in merito a tale concessione – rimprovera Don Caputo – , dunque il vicepresidente  della Fondazione, Carlo Alberto Tesserin, promette indagini ulteriori: «Non so nulla di questa partita e questo è già grave perché sono vicepresidente. Avrei dovuto essere quantomeno avvertito. Sono dispiaciuto. Mi riservo di comprendere come si sia potuti arrivare a questa situazione. Dal mio punto di vista, le dichiarazioni di don Caputo hanno piena motivazione. Il segretario generale Gagliardi ha la responsabilità della concessione degli spazi. Credo sia giusto rendersi conto di cosa succede nella Cini quando si danno in uso remunerato gli spazi. Anche se è ben remunerato, non vuol dire che si sia autorizzati a fare qualsiasi cosa».

«L’arte è libertà, l’arte è creatività, l’arte è qualcosa a cui non si può mettere la museruola però credo che ci sia anche il rispetto – ha dichiarato in prima persona il Patriarca di Venezia -, quello spazio è un luogo che ha un significato importante. Per i credenti la Croce non è un simbolo soprammobile, è un simbolo che per molti credenti è il riferimento ultimo e la Croce ha una sua valenza storica perché ci porta ad un evento avvenuto 2 mila anni fa che ha delle coordinate storiche chiare e che per il cristiano è l’evento fondamentale della sua salvezza».

Ancora una volta ciò che viene leso è il rispetto : «L’arte può anche essere rispettosa del sentimento del religioso, di persone che non sono contro nessuno che non scomunicano nessuno, ma di persone che dicono con fermezza che la Croce non può essere esposta in quell’ambito dove si svolgono determinate scene».

Ed effettivamente c’è poco da commentare. Ciò che suscita amarezza è più che altro la considerazione che episodi di questo tipo si stanno ormai moltiplicando a vista d’occhio, lasciando presagire il tempo in cui non faranno più notizia e non susciteranno più né indignazione né scalpore.

Gina Lo Piparo

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Gina Lo Piparo

Laureata in Scienze dell'antichità, ama la natura, i viaggi, la poesia, l'arte, la scrittura e Dio, fonte di tutte queste cose. Missionaria, crede nei valori cristiani, che intende come uno stile di vita concreto, reale e rivoluzionario.

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