Sulle strade d’Italia più di 2mila bambine e adolescenti vendute per sesso

di VoceControCorrente

Ogni notte ci sono dai 40 ai 45mila corpi in vendita e il 60 per cento di vittime di tratte sono bambine: gli arresti sono in calo.

(di Nausica Della Valle) Sono quasi tutte donne, quasi tutte che arrivano dalla Nigeria o dalla Romania e altrettanti uomini pronti a comprarli. Non vogliono essere lì, non vogliono fare quello che sono costrette a fare. Su quei marciapiedi ce le ha portate la povertà o il sogno di avere un po’ di benessere. E ci restano per non morire.

Ogni anno le ricerche internazionali e le statistiche ci mettono di fronte questa realtà. Possiamo anche continuare a far finta di non vedere, possiamo chiamarlo anche con altri nomi, ma questa strage disumana aumenta il numero delle vittime ogni giorno.

L’ultima indicazione viene dal rapporto fatto dal governo americano sulla tratta degli esseri umani e pubblicato sul sito dell’Ambasciata e dei consolati d’America in Italia del giugno scorso. Il rapporto contiene anche le indicazioni e i dati raccolti dall’Osservatorio Greta, che si occupa in Europa della tratta degli esseri umani per sfruttamento sessuale o lavoro nero. Uno sguardo che viene da fuori – e da un paese che, a sua volta, sta modificando in senso restrittivo le politiche dell’immigrazione – ma supportato da dati ufficiali con cui si riesce a quantificare il fenomeno della tratta e le iniziative messe in atto per fermarlo. Uno sguardo che viene da fuori che ha giudicato in calo le iniziative per far fronte alla tratta e che ha declassato l’Italia tra i paesi di seconda fascia.

Ancora più allarmante è il dato che riguarda i ragazzi. Le stime dicono che sono 5mila i bambini e gli adolescenti vittime di tratta sul territorio nazionale. Bambini e ragazzi come lo sono i nostri figli ma con esperienze di vita ben diverse.

«I trafficanti prendono spesso di mira i minori non accompagnati: fra loro, ci sono ragazzi che vengono costretti a lavorare in negozi, bar, ristoranti, o costretti all’accattonaggio forzato». Secondo le stime delle autorità, fino al 30 per cento delle 61mila persone che hanno presentato domanda di asilo nel 2018 è a rischio di finire vittima di tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale o lavorativo, in attesa che la richiesta venga presa in esame.

Secondo i numeri, sono meno gli arresti e meno le indagini per mancanza della valutazione in modo sistematico dei rischi a cui le vittime vanno incontro una volta rimpatriate e soprattutto, la mancanza di una sorta di immunità data alle vittime per i reati che sono state costrette a compiere dagli sfruttatori, hanno fatto declassare l’Italia in seconda fascia tra i paesi che si battono per le vittime di tratta.

«Le autorità italiane non soddisfano appieno i criteri minimi per lo sradicamento della tratta di esseri umani, ma stanno facendo importanti sforzi in tal senso, per esempio attraverso un incremento dei fondi per l’assistenza alle vittime e la collaborazione internazionale sulle azioni giudiziarie. Tali sforzi, tuttavia, non sono seri e costanti come quelli messi in atto nel periodo oggetto del precedente rapporto», è la sintesi della relazione.

Palermo, il caso. Un tribunale di Palermo, a dicembre, ha condannato un imputato nigeriano all’ergastolo per il reato di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, commesso facendo venire persone dalla Libia, e per altri reati commessi in un accampamento di immigranti clandestini all’interno della Libia. È stato il primo caso di condanna extraterritoriale in Italia per tratta di esseri umani e reati collegati commessi da uno straniero in Libia.

La Libia. C’è poi il capitolo che riguarda specificatamente la gestione del flusso di migranti libici, in continua evoluzione e il continuo braccio di ferro tra le ong e anche la chiesa cattolica circa il sostegno alle vittime. Il Greta ha denunciato che le «autorità non prendono misure per garantire che i funzionari addetti all’immigrazione conducano valutazioni su base personale dei rischi in ciascun caso, prima di un rimpatrio forzato o di un’espulsione».

In questi anni il Governo ha stanziato 11,1 milioni di euro, in aggiunta agli 11,9 milioni stanziati dalla Commissione europea, per iniziative finalizzate a prevenire e combattere lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. Il Greta ha raccomandato al Governo di «intensificare gli sforzi per vagliare più efficacemente le vittime di tratta di esseri umani» chiedendo più ispezioni e la formazione degli ispettori.

La tratta è una grave violazione dei diritti fondamentali ed è anche un crimine transnazionale estremamente redditizio che fonda il suo modello di business nella vendita e nell’acquisto di donne e uomini, ragazze e ragazzi, trattati come schiavi con il solo scopo di sfruttarli sessualmente, lavorativamente e nelle economie illegali. La ‘domanda’ crescente continua ad alimentare l’offerta.

Nausica Della Valle

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