Bioetica

Suicidio assistito: torna in Consulta il caso Cappato / LA VICENDA

I prossimi 24 e 25 settembre ci sarà l’udienza pubblica sul caso della morte di DJ Fabo con imputato Marco Cappato. Un’occasione per parlare del suicidio assistitito e dell’eutanasia.

(di Lilia Ricca) «Vivere è un dovere anche per chi è malato e sofferente».

Attorno alle parole del cardinale Bassetti si riunisce il mondo dei cattolici, a pochi giorni dall’udienza pubblica del 24 e 25 settembre sul caso della morte di dj Fabo, che vede imputato l’esponente radicale Marco Cappato e sul tema della punibilità dell’aiuto al suicidio. La nuova udienza pubblica della Corte Costituzionale si svolgerà a Palazzo della Consulta, a Roma, dopo quella che, nell’ottobre 2018, si era conclusa con la decisione dei giudici costituzionali di rinviare al 24 settembre 2019 il loro verdetto, al fine di consentire un eventuale intervento da parte del Parlamento, che, ad oggi, non c’è stato. Seguirà un’altra udienza pubblica il 25 e, nello stesso giorno, una Camera di consiglio.

LA VICENDA DI MARCO CAPPATO

Facciamo un passo indietro. La questione nasce con il processo a carico di Marco Cappato, imputato di reato lo scorso 2018 per aver aiutato Fabiano Antoniani a porre fine alla sua esistenza. L’uomo, cieco e paraplegico, imprigionato in un corpo martoriato da sofferenze irreversibili e nutrito artificialmente, decide di porre fine alla sua vita e si rivolge, tramite la sua fidanzata, a Marco Cappato, che gli dà informazioni sulla clinica svizzera dove potrebbe assumere un farmaco con cui morire senza dolore. Lì Antoniani viene accompagnato dallo stesso Cappato, e una volta giunti nella clinica, dopo un’offerta minima di assistenza prima del suicidio medicalmente assistito, Antoniani riesce ad assumere da solo il farmaco mordendo una siringa. Il dramma si è poi trasferito nel processo milanese, con le testimonianze cariche di dolore e umanità dei congiunti di Antoniani e con la richiesta di assoluzione da parte dei pubblici ministeri, per i quali non poteva essere illecita una condotta necessaria a consentire a un soggetto l’esercizio di un diritto come quello di interrompere la propria esistenza, quando questi non la ritenga più dignitosa e sia in uno stato patologico irreversibile, accompagnato a notevoli sofferenze.

Il processo è basato sulla violazione dell’art.580 del Codice Penale, e quello su cui pare siano d’accordo diversi partiti di destra e sinistra oltre alla CEI è l’attenuazione per i parenti stretti che aiutano l’aspirante suicida. Bassetti ha anche chiesto di annullare la legge sul testamento biologico imponendo che nutrizione e idratazione artificiale non possano essere rifiutate. E in merito all’articolo 580? La Corte ha detto che la legge non garantisce adeguata tutela alle persone che si trovino nelle condizioni di Fabiano Antoniani: condizioni come una sofferenza insopportabile, una dipendenza da trattamenti vitali e la volontà chiara ed inequivocabile di morire. Per i giudici costituzionalisti, la condanna da 5 a 12 anni di carcere di chi, ascoltando le richieste di questi malati, li ha aiutati a morire, costituisce una violazione dei diritti costituzionalmente garantiti.

La Corte d’Assise di Milano dubita della legittimità costituzionale dell’articolo 580 del Codice Penale, prima di tutto «nella parte in cui incrimina le condotte di aiuto al suicidio in alternativa alle condotte di istigazione e, quindi, a prescindere dal loro contributo alla determinazione o al rafforzamento del proposito di suicidio». La norma denunciata violerebbe, ad avviso del giudice rimettente, gli articoli 2 e 13, primo comma, della Costituzione, i quali, enunciando rispettivamente il principio personalistico – che pone l’uomo, e non lo Stato, al centro della vita sociale – e quello di inviolabilità della libertà personale, riconoscerebbero la libertà della persona di autodeterminarsi anche in ordine alla fine della propria esistenza, scegliendo quando e come essa debba aver luogo.

La norma censurata sarebbe in contrasto, inoltre, con l’articolo 117, primo comma, della Costituzione, in relazione agli articoli 2 e 8 della CEDU, i quali, nel salvaguardare, rispettivamente, il diritto alla vita e il diritto al rispetto della vita privata, comporterebbero, in base all’interpretazione della Corte europea dei diritti dell’uomo, che l’individuo abbia il diritto di «decidere con quali mezzi e a che punto la propria vita finirà». La Corte d’assise di Milano censura ancora l’articolo 580 del codice penale «nella parte in cui prevede che le condotte di agevolazione dell’esecuzione del suicidio, che non incidano sul percorso deliberativo dell’aspirante suicida, siano sanzionabili con la pena della reclusione da cinque a dieci anni, senza distinzione rispetto alle condotte di istigazione». La disposizione violerebbe, per questo verso, l’articolo 3 della Costituzione, unitamente al principio di proporzionalità della pena al disvalore del fatto, desumibile dagli articoli 13, 25, secondo comma, e 27, terzo comma, della Costituzione.

A quali condizioni si riconosce il diritto ad essere aiutati ad interrompere la propria vita? «Nel caso di Fabiano Antoniani, cosa sarebbe cambiato dal punto di vista etico se, invece di mordere da solo il dispositivo per il suicidio, visto che faceva tanta fatica a farlo, un medico, come in Olanda, avesse iniettato una sostanza letale? “Dal punto di vista morale non c’è alcuna differenza. Da quello giuridico sì, dunque la Consulta agisce di conseguenza. Ma dal punto di vista politico, la scelta che va compiuta è a quali condizioni una persona può essere aiutata ad esaudire il proprio desiderio di morire senza soffrire? A me pare insensato fare dipendere la leicità del gesto dal fatto che sia attivo o passivo», dichiara Cappato.

Sondaggi confermano che l’opinione pubblica su questo tema è molto più avanti della classe politica. In soli due mesi si è anche riusciti ad organizzare un concerto a Roma il prossimo giovedì 19 settembre. Ed è la prima volta nella storia, anche all’estero, che si fa una manifestazione concerto di piazza sull’eutanasia. L’obiettivo? Tirare questo tema fuori da un dibattito di palazzo o solo giuridico, considerandolo una grande questione sociale. Alla manifestazione concerto che si terrà dalle 17 in poi a Roma, in piazza Don Bosco, nei giardini intitolati a Piergiorgio Welby, davanti alla chiesa che gli negò i funerali cattolici, Neri Marcorè condurrà l’evento “Liberi fino alla fine”, con decine di artisti e personalità che animeranno il palco. Tra questi Nina Zilli, Roy Paci, Luca Barbarossa, Kento, Oliviero Toscani, Pau e Mac dei Negrita, Giulia Innocenzi, Giulio Golia delle Iene, Selvaggia Lucarelli, Alba Parietti, Claudio Coccoluto.

SCILIPOTI: «L’EUTANASIA È UN OMICIDIO»

«L’eutanasia è un omicidio, ancora più barbaro perchè commesso in danno di chi non può difendersi, e viola, in ottica cristiana, il principio non negoziabile della sacralità della vita umana dal momento del concepimento sino alla fine naturale. I politici cristiani siano coerenti e si sveglino dal sonno, anche se questo significa andare contro corrente», dichiara in una nota il senatore di Forza Italia e presidente di Unione Cristiana, Domenico Scilipoti Isgrò. Mercoledì 18 settembre ad Ascoli Piceno, in programma l’iniziativa di un rosario pubblico indetto dal vescovo della città, Monsignor Giovanni D’Ercole.

«l 24 settembre può accadere qualcosa che cambierebbe radicalmente la Repubblica italiana. Se l’udienza della Corte costituzionale non verrà rinviata, una sentenza sostituirà la potestà legislativa del Parlamento su un tema così rilevante come il fine vita. Si tratta di un pronostico assai facile, leggendo l’ordinanza n. 207/2018 della stessa Consulta. Il Parlamento non abdichi, consapevolmente, alla propria funzione costituzionale. Si assuma piuttosto la responsabilità di decidere calendarizzando la discussione delle varie proposte di legge», dichiara in una nota Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia.

Lilia Ricca

Tag

Articoli correlati

Back to top button
Close