Cassazione: coltivare cannabis in piccole quantità non è illegale

di Gina Lo Piparo

Coltivare cannabis non è reato purché le dimensioni siano ridotte e le tecniche rudimentali. A dirlo una sentenza della Cassazione emessa il 19 dicembre in seguito ad un ricorso presentato nel mese di ottobre.

«Ancora una volta la giurisprudenza fa le veci di un legislatore vigliacco – ha commentato su Facebook il senatore pentastellato Matteo Mantero -. La Cassazione ha aperto la strada, ora tocca a noi. Fino a questa storica sentenza comprare Cannabis dallo spacciatore, alimentando la criminalità e mettendo a rischio la propria salute con prodotti dubbi, non costituiva reato penale mentre coltivare alcune piante sul proprio balcone per uso personale poteva costare il carcere. Oggi si mette fine alla stortura tutta italiana di una legge che consegnava il mercato monopolista delle droghe leggere nelle mani della mafia. Adesso è arrivato il momento che il legislatore si svegli, la smetta di sottrarsi al proprio dovete e si decida ad affrontare questi temi “scivolosi” o “divisivi”, qualsiasi cosa vogliano dire questi aggettivi». La proposta del senatore, depositata fin dall’inizio della legislatura, è quella di regolamentare l’auto produzione.

Decisamente meno euforiche le parole della senatrice Paola Binetti, UDC: «L’emendamento canaglia che qualcuno aveva voluto inserire in legge di bilancio è  stato stoppato solo dal coraggio, dalla determinazione e, cosa fondamentale, dalla stretta competenza tecnico-professionale della Presidente Casellati. Ma oggi la Cassazione con la sua storica sentenza cancella con un colpo di spugna un ostacolo alla droga-fai-da-te. Scavalca il Parlamento, lo sostituisce nelle due funzioni e autorizza il senatore Mantero, M5S, presentatore di ddl sulla liberalizzazione della droga prima e poi autore del famoso emendamento, a parlare di Parlamento vigliacco. E così come è avvenuto con l’eutanasia si spalanca la strada alla liberalizzazione delle droghe scavalcando il parlamento o meglio obbligandolo a rincorrere principi devastanti per la salute e il benessere di un Paese».

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La senatrice rimprovera la sentenza, che sembra voler normalizzare l’uso della Cannabis senza prestare alcuna attenzione alla relazione del Dipartimento per le politiche antidroga appena consegnata al Parlamento: «Le tossicodipendenze sono in drammatico aumento e la Cannabis è la sostanza più diffusa in assoluto. Si parla di 150.000 ragazzi sotto i 15 anni a rischio iniziazione. Il Documento è elaborato da un Dipartimento dello Stato, voluto e finanziato per raccogliere dati precisi, elaborarli e quindi prendere le decisioni giuste. Oggi nella maggioranza di governo sembra prevalere una logica schizofrenica tra chi auspica la legalizzazione della droga e chi ne denuncia gli effetti drammatici. Un disastro annunciato in un governo che, con la complicità di una certa magistratura, non ha nessuna cura delle sue generazioni più giovani e le spinge gradatamente verso un abisso da cui è davvero difficile riemergere».

Naturalmente la sentenza della Cassazione non comporta un mutamento della legge, ma costituisce senza dubbio un importante precedente per i futuri casi analoghi nonché un cambio di rotta rispetto a quanto stabilito in passato. Nel 2016, infatti, la Corte Costituzionale aveva giudicato questo tipo di coltivazione quale reato in occasione di una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di Appello di Brescia: l’abrogazione della legge Fini-Giovanardi, infatti, ha fatto sì che la detenzione di marijuana in piccole quantità sia considerata non più un reato ma un illecito amministrativo, pertanto la Corte di Appello di Brescia aveva rilevato una possibile contraddizione giuridica circa il reato di coltivazione. Tuttavia, la Corte Costituzionale si era pronunciata contrariamente e la Cassazione, che pure in precedenza aveva annullato alcune condanne comminate a chi aveva coltivato piccole quantità di marijuana, si era allineata a quanto deciso dalla Corte Costituzionale. Curioso, dunque, il cambio di tendenza che l’odierna sentenza indica e che potrebbe costituire un’ulteriore spinta verso una legalizzazione sancita dalla legge.

Gina Lo Piparo

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