Cronaca

Silvia Romano, parroco di Milano: “Valuterà a mente fredda sull’Islam”

La testimonianza di don Enrico Parazzoli a Famiglia Cristiana.

Don Enrico Parazzoli è il parroco di Santa Maria Bianca della Misericordia, la parrocchia del quartiere Casoretto di Milano, dove vive la famiglia di Silvia Romano, la ragazza liberata dopo 18 mesi di prigionia tra il Kenya e la Somalia.

In una testimonianza raccolta da Famiglia Cristiana, il sacerdote ha detto: «Ho grande rispetto per la scelta di Silvia Romano e non mi permetto di giudicarla. Trascorrere 18 mesi di prigionia è qualcosa che non possiamo neanche immaginare. Se, a mente fredda, quando si sarà placato il clamore di questi giorni, lei reputa che l’Islam sia la risposta corretta per la sua esistenza, io sono solo contento» ma «deve fare i conti, nel suo intimo, con il suo essere donna, occidentale e persona adulta».

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Il prete ha aggiunto: «Un anno e mezzo di prigionia sono terribili, è chiaro che ti aggrappi a qualcosa, magari alla religiosità, chiamiamola così, dei tuoi carcerieri. In tante persone rapite scatta la sindrome di Stoccolma e quando vengono liberate hanno parole d’elogio per i loro rapitori. Un anno e mezzo di prigionia è una prova durissima che nessuno di noi può neanche lontanamente immaginare. Credo che Silvia abbia tentato semplicemente di adattarsi. Immagini svegliarsi ogni mattina, senza sapere nulla, e chiedersi se il tuo Paese sta facendo qualcosa per tirarti fuori da quella situazione. È terribile”.

Don Parazzoli non sa se la conversione sia stata forzata: «Il concetto di conversione nella cultura islamica è molto diverso rispetto a quella cristiana. Nell’Islam, la conversione riguarda un orientamento a un sistema di norme, precetti e regolamenti che servono a vivere meglio. C’è una dimensione contrattuale mentre per noi cristiani convertirsi è un’ adesione più esistenziale e interiore. Non so cosa sia scattato nella mente di Silvia quando si è trovata a stretto contatto con i suoi carcerieri». Fonte: ANSA.

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