Si converte al Cristianesimo e viene avvelenato dai suoi fratelli musulmani

di VoceControCorrente

Un uomo cristiano, padre di quattro figli, è stato dimesso lunedì scorso, 18 novembre, da un ospedale dell’Uganda, otto giorni dopo che alcuni suoi familiari musulmani avevano avvelenato il suo cibo dopo che ha scelto di convertirsi al Cristianesimo.

Ronald Rajab Nayekuliza, 48 anni, il 10 novembre scorso ha mangiato del cibo contaminato con i pesticidi in una giornata di commemorazione del padre defunto, nel villagio di Kakola, nel distretto di Namutumba, nell’Uganda orientale, come riportato su Morning Star News.

La moglie ha raccontato che l’avvelenamento ha suscitato molta paura nella comunità cristiana:

«I membri della chiesa si sono impauriti e non hanno partecipato alla messa di domenica 18 novembre. Abbiamo bisogno di preghiere affinché Dio possa guidarci mentre affrontiamo l’incertezza del domani in un ambiente ostile».

L’uomo ha dichiarato che si è sentito obbligato a partecipare a quell’incontro anche se se i suoi fratelli avevano ucciso sei suoi maialini due giorni prima.

Sei mesi dopo aver riposto la sua fede in Cristo nel 2017, Nayekuliza aveva donato una piccola porzione di terra ereditata dal padre musulmano, morto nel 2009, per la costruzione di una chiesa. I suoi quattro fratelli ha così comincito a costruire una moschea nelle vicinanze. E dal 2018 gli abitanti del villaggio hanno cominciato a lanciare pietre contro la chiesa durante le messe domenicali.

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All’inizio di quest’anno, il  fratello maggiore, Anus Wako, ha cominciato a inviargli delle intimidazioni per fargli rimuovere la chiesa e interrompere l’allevamento di maiali.

«L’allevamento dei maiali è contro la fede di nostro padre – ha scritto Wako – Siamo di famiglia musulmana e nostro padre non ha permesso la custodia dei maiali. Mentre nostro padre era ancora vivo, tu eri un musulmano; ecco perché ti ha dato la terra in cui vivere non per la costruzione della chiesa. La nostra famiglia è presa in giro dai nostri vicini musulmani».

La mattina presto dell’8 novembre, i sei maialini sono stati uccisi: «So che sono stati i miei fratelli che mi avevano già minacciato di stregoneria. Questo mi ha fatto vivere nella paura per me e per la mia famiglia».

Due giorni dopo i quattro fratelli hanno invitato dirigenti, residenti e famigliari per commemorare il padre defunto ma senza coinvolgere Ronald. Nonostante ciò, il Cristiano ha deciso di partecipare lo stesso in onore del genitore scomparso: «È stata una grande festa. Molte persone hanno partecipato e molte capre e polli sono stati macellati».

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La moglie ha poi raccontato: «Mio marito mi ha detto che stava provando nausea. Immediatamente ha cominciato a vomitare e poi sono comparsi gli altri sintomi: diarrea, febbre e dolore addominale. Lo abbiamo portato di corsa in ospedale, dov’è arrivato privo di sensi».

I medici hanno poi diagnosticato l’avvelenamento tramite l’ingestione di cibo contaminato da insetticidi. La polizia si è poi recata nelle case dei fratelli che sono fuggiti alla vista delle forze dell’ordine. Due, però, sono stati arrestati e rilasciati quattro giorni dopo.

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La moglie di Nayekuliza ha raccontato che il marito si sta ancora riprendendo dall’avvelenamento: «È ancora molto debole, con la vista sfocata e la sensazione di intorpidimento. Abbiamo bisogno di preghiere e più cure mediche per lui».

La coppia ha tre figli: 7, 10 e 12 anni. Inoltre, la donna è incinta del quarto.

L’avvelenamento è l’ultimo di molti casi di persecuzione dei cristiani avvenuti in Uganda dove i musulmani non rappresentano più del 12% della popolazione, con concentrazioni elevate nelle aree orientali del Paese.

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