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Sempre più vuota, sempre più vecchia: i dati Istat sull’Italia nel 2019

Il confronto con i numeri degli ultimi anni mette in luce la tendenza inesorabilmente perseguita dal nostro Paese

Un’Italia sempre più vuota e vecchia. Questa l’immagine che ci consegnano i dati Istat sul 2019, che hanno censito una popolazione di 59.641.488 residenti, ossia 175mila persone circa in meno rispetto al 31 dicembre 2018 (-0,3%).

Il risultato appare più vicino a quello dell’ultimo censimento secondo modalità tradizionali, nel 2011, che riferì di 59.433.744 residenti (+0,3%, per un totale di +207.744 individui).

Rispetto ad allora, sono il Sud (-1,9%) e le Isole (-2,3%) ad apparire, in particolare, più vuoti. Crescono invece i residenti dell’Italia Centrale e del Nord.

Istat: “Nel 2020 decessi come nella seconda guerra mondiale”

I dati sono ancor più sconcertanti se si guarda ai numeri relativi ai decessi, che nel 2019 ammontavano a 647mila.

Il Covid ci ha riportati ad uno scenario da guerra mondiale, come ha commentato Gian Carlo Blangiardo, presidente Istat: “Non è ancora finito il 2020, ma una valutazione ragionevole fa pensare che quest’anno supereremo il confine dei 700mila decessi complessivi, che è un valore preoccupante perché una cosa del genere l’ultima volta, in Italia, era successa nel 1944. Eravamo nel pieno della seconda guerra mondiale”.

Istat, in Italia un invecchiamento inesorabile

Seguendo una tendenza visibile già da diversi anni, inoltre, il Bel Paese continua ad invecchiare inesorabilmente. Basti pensare che l’indice di vecchiaia, cioè il rapporto tra gli over 65 e gli under 15, dal -1 del 1951 è arrivato a 5 nel 2019, passando per il 3,8 del 2011. In percentuali, dal 33,5% del 1951  si è giunti al 180% circa del 2019.  

Mentre i giovani fuggono o non mettono figli al mondo, l’età media degli italiani si attesta a 45 anni, in rialzo di due anni rispetto al 2011. Il comune più giovane, Orta di Atella (provincia di Caserta), vanta una età media di 35,3 anni. Il più vecchio, Fascia (provincia di Genova), supera i 66 anni.

E la Regione con la popolazione più giovane? La Campania, che supera comunque la soglia dei 40 anni, con una età media di 42. A seguire, Trentino Alto Adige (43 anni), Sicilia e Calabria (44 anni entrambe). La popolazione più anziana si trova invece in Liguria: età media di 49 anni.

Per comprendere come le cose siano cambiate, basta pensare che nel 1951 la situazione era la medesima perché Campania e Liguria erano rispettivamente sempre la regione più giovane e quella più vecchia, ma l’età media registrata in entrambe era di gran lunga più bassa di quella del 2019. Si parla di addirittura di 13-14 anni in meno

Leggi anche: Allarme dell’ISTAT, culle vuote in Italia: crollo delle nascite nel 2019

Cresce la popolazione straniera

Altra tendenza visibile già da qualche tempo è l’incremento della popolazione straniera, che tra il 2001 e il 2019 è cresciuta di 3,7 milioni di unità, attestandosi nel 2019 a 5.039.637. La crescita rispetto al 2018 è di 43.480 unità.

Nemmeno la crescita degli stranieri riesce tuttavia a salvare l’Italia dal suo progressivo invecchiamento e svuotamento.  Il decremento della popolazione totale residente nella nostra nazione è di ben 175.185 unità, che equivale a un calo demografico di quasi 220mila residenti autoctoni.

L’apporto della componente straniera, nel 2019, rispetto alla popolazione totale si attesta a 8,4 individui ogni 100 censiti.

Il Sud e le Isole si svuotano

Altro dato sconfortante è l’imponente calo dei residenti nell’Italia meridionale e nelle Isole. Lo scorso anno  la popolazione è diminuita di 127.487 unità rispetto al 2018. In sostanza, grossa parte del calo complessivo della popolazione italiana (-175.185 persone) è ascrivibile alla situazione del Sud e delle Isole.

Anche il confronto coi dati del 2011 è chiaro: davanti al complessivo aumento della popolazione italiana di 207.744 unità, nel Sud e nelle Isole si è registrato un calo di 425.517 residenti.

Leggi anche: Istat, in fuga dall’Italia: 816mila all’estero, 3 su 4 giovani

Crescono i titoli di studio superiore

Infine gli studi. I dati Istat riferiscono che nel 2019 il 35,6% dei residenti in Italia ha un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di qualifica professionale; il 29,5% la licenza di scuola media e il 16% la licenza di scuola elementare.

Gli analfabeti o alfabeti senza titolo di studio sono il 4,6% della popolazione. I dottori di ricerca lo 0,4%.

Rispetto al 2011, le persone che non hanno concluso con successo un corso di studi scendono dal 6% al 4,6%; quelle con al massimo la licenza di scuola elementare passano dal 20,7% al 16%. Per la licenza media, il dato scende dal 30,7% al 29,5%.

Sono aumentati nel 2019, infine, i titoli di studio più elevati rispetto al 2011. Si contano quasi 36 diplomati e 14 laureati  ogni 100 cento individui di 9 anni e più (il dato prima era di 31 e 14 rispettivamente). I dottori di ricerca da 164.621 salgono a 232.833 (incremento che supera il 40%).

 

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