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Sempre più stupri e assalti alle chiese: i dati agghiaccianti sui Cristiani perseguitati

Porte Aperte ha rilasciato la World Watch List dei 50 Paesi dove i Cristiani sono più perseguitati: agghiaccianti i dati raccolti.

La World Watch List 2020 di Porte Aperte è stata pubblicata il 15 gennaio e le notizie che ci riporta non sono per nulla buone: la persecuzione cristiana nel modo nell’ultimo anno è cresciuta e il numero dei perseguitati ammonta a ben 260 milioni di persone. Sui circa 100 Paesi potenzialmente interessati dal fenomeno e dunque monitorati nel corso della ricerca, ben 73 hanno mostrato un livello di persecuzione catalogabile come alta, molto alta o estrema.

I dati raccolti da Porte Aperte fanno riferimento al periodo che va dall’1 novembre 2018 al 31 ottobre 2019. Il paragone con la lista rilasciata lo scorso anno dà conto delle dinamiche del fenomeno: il numero dei cristiani perseguitati nei paesi della WWL da 245 milioni è salito a 260 milioni; 1 cristiano ogni 8, in pratica, subisce un livello alto di persecuzione per la propria fede.

Il numero degli uccisi scende da 4.305 a 2.983, ma cresce la pressione esercitata sui cristiani attraverso vessazioni, aggressioni, violenze e discriminazioni: sono ben 26 al giorno le chiese e gli edifici connessi che vengono chiusi o attaccati, 10 al giorno i cristiani incarcerati senza processo, 2 al giorno quelli rapiti e 23 al giorno quelli violentati o abusati sessualmente. Inoltre, bisogna tener conto del fatto che il resoconto di Porte Aperte fornisce i dati relativi ai 50 Paesi che entrano in classifica, non dando dunque conto della situazione mondiale. Per quanto agghiaccianti, dunque, i numeri sono in realtà più alti di quelli che apprendiamo dal report.

Clamorosa la crescita della quantità di chiese ed edifici connessi (come scuole e ospedali) colpiti: da 1.847 dell’ultimo report si è arrivati a 9.488 strutture, oltre 5.500 delle quali solo in Cina, dove il numero dei cristiani è talmente cresciuto da far ipotizzare che superi quello dei membri del partito comunista. Al contempo, dunque, sono cresciuti i controlli sulle attività cristiane.

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‘Estrema’ la persecuzione in Corea del Nord, capolista dal 2002 con 50-70 mila detenuti all’interno dei campi di lavoro; seguono Afghanistan, Somalia e Libia che pure presentano una situazione diversa da quella coreana a causa di una società islamica tribale radicalizzata. Altissimo il rischio di morte, soprattutto per gli ex musulmani convertiti.

Il Pakistan si piazza al quinto posto, occupando le prime posizioni in tutti gli ambiti della violenza anti-cristiana. Continui gli assalti alle donne e duro il regime instaurato attraverso le leggi anti-blasfemia, che hanno causato minacce di morte a chi si è impegnato per la loro abrogazione.

Le statistiche su violenze e abusi sessuali contano 8.537 casi, ma è chiaro che si tratta di un ridimensionamento del fenomeno, dato che questo tipo di persecuzione si consuma spesso in ambito domestico e tende quindi a rimanere nascosta nell’ombra. Oltretutto dovrebbe esservi aggiunta anche la prassi dei matrimoni forzati, spesso strumento coercitivo per il condizionamento della volontà. La ricerca di Porte Aperte sul campo della violenza di genere sta andando avanti e a febbraio sarà rilasciato un report specifico con i dati relativi al fenomeno.

«Donne cristiane rapite e violentate con genitori o mariti costretti a sentire le grida al telefono: la brutalità del fenomeno degli abusi sessuali e dei matrimoni forzati è sconcertante – ha commentato Cristian Nani, direttore di Porte Aperte -. Ed è solo la punta di un iceberg che pian piano stiamo scoprendo. Se esiste sommerso in un paese come l’Italia, figuriamoci in paesi dove i cristiani sono considerati cittadini di serie B!»

In Asia la condizione è assolutamente critica: 1 cristiano su 2,5 sperimenta un livello alto di persecuzione, secondo un trend che è andato delineandosi nel corso degli ultimi anni. Per non parlare poi della situazione dell’India (al decimo posto nella lista) dove il processo di induizzazione, che fa leva sul nazionalismo religioso, lascia sempre meno spazio a credi differenti, in particolare a quello cristiano: le ONG sono chiuse, le missioni e le attività sociali finanziate dall’estero vengono stroncate, chi viola i diritti dei cristiani resta impunito e ben nove stati hanno adottato leggi anti-conversione.

Cresce – ormai da anni – la persecuzione nel continente africano, anche nella zona del Nord Africa, con l’Algeria che sale alla diciassettesima posizione e l’Egitto alla sedicesima con i rapimenti delle ragazze cristiane copte. In Iraq e Siria i sanguinosi conflitti stanno portando letteralmente alla scomparsa del Cristianesimo; basta considerare che prima del 2003 In Iraq c’erano 1,5 milioni di cristiani, oggi ridotti a circa 202.000, con un calo dell’87%. In Siria i 2,2 milioni registrati prima della guerra civile sono vertiginosamente scesi a circa 744.000 circa: un calo del 66% nel giro di otto anni.

«Continua a peggiorare la condizione dei cristiani nel mondo: 1 cristiano ogni 8 sperimenta un alto livello di persecuzione – ha dichiarato Cristian Nani -.  Fuoriuscire dalle mere dichiarazioni per agire concretamente diventa un imperativo di governi e istituzioni o saremo ricordati per aver chiuso gli occhi di fronte a una delle più imponenti persecuzioni di massa mai sperimentate in questa terra».

Gina Lo Piparo

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Gina Lo Piparo

Laureata in Scienze dell'antichità, ama la natura, i viaggi, la poesia, l'arte, la scrittura e Dio, fonte di tutte queste cose. Missionaria, crede nei valori cristiani, che intende come uno stile di vita concreto, reale e rivoluzionario.

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