Cronaca

Sdegno e critiche da sinistra per lo spettacolo sulle Foibe di Simone Cristicchi

Simone Cristicchi, artista noto per la sua sensibilità verso vari argomenti, ha prodotto una toccante rappresentazione teatrale per riferire una delle pagine più oscure della storia italiana.

Da qualche anno si parla dei massacri delle Foibe, ma pochi sanno di questa tragedia che ha colpito cittadini italiani, colpevoli di essere nella terra di confine, dove lo scontro tra ideologie e la cessione di un territorio ha reso degli esseri umani ‘oggetti’ ereditati di cui disfarsi, come gli oggetti dimenticati nel porto di Trieste a cui fa riferimento l’artista in Magazzino 18.

Seppur la rappresentazione, carica di intensità, abbia il solo scopo di un’esposizione dei fatti in modo chiaro e crudo di un evento doloroso, pare che i molti difensori dell’ideologia comunista abbiano criticato le buone intenzioni del cantautore che in una intervista ha spiegato: «Non mi aspettavo critiche perché considerandomi comunque un artista proveniente da quell’area lì, sento la libertà di poter dire e raccontare quelle che sono state delle ferite non rimarginate. Sono rimasto deluso, più che altro, dal fatto che a quanto pare, non esiste una memoria condivisa su certi argomenti dalla parte proprio della sinistra. Invece, a volte si tende a sminuire, addirittura a giustificare questi crimini dicendo che erano tutti fascisti, se lo meritavano».

La delusione dell’artista è palpabile nell’amara narrazione, ricca di elementi e testimonianze volte a sensibilizzare chi, non per colpa, disconosce ciò che è avvenuto in quei territori, oggi sloveni e croati, al confine con la Jugoslavia comunista di Tito nell’immediato secondo dopoguerra.

Italiani istriani e dalmati, in una terra di mezzo subirono la ferocia comunista nell’intento di sterminare un’intera etnia considerata fascista. Prelevati dalle proprie abitazioni dai partigiani jugoslavi e gettati vivi in cavità verticali sul Carso, ovvero le foibe, le vittime di sterminio si stima siano migliaia. Esuli non volentieri, ma spinti dalla paura, vissero in seguito in campi profughi sparsi in tutta Italia, nel quale trovarono l’ostilità da parte di altri italiani accecati da questioni politiche.

Gli italiani di nessuno, vittime di politiche, ideologie e scelte altrui ereditarono un’infame nomea che li rese nemici su tutti i fronti.

Per oltre mezzo secolo questo dramma è stato strumentalizzato, negato e persino dimenticato. Nel 2004, con il Giorno del Ricordo, è stato finalmente riconosciuto il diritto alla memoria di un’intera popolazione italiana.

L’artista, nel contatto trascendentale del “magazzino 18”, è riuscito a respirarne la drammaticità e trasmettere ciò che ogni italiano è tenuto a riconoscere come crimine contro l’umanità. Nella sua intenzione si sente la chiara esigenza di liberare quegli italiani da una fama ingiuriosa, che, ancora dopo settanta anni risulta difficile da rimuovere.

Filippa Tagliarino

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