Scoperta basilica del IV secolo: nuova luce sulla diffusione del Cristianesimo in Africa

di Gina Lo Piparo

La scoperta, in Etiopia, di una basilica cristiana del IV secolo d.C. getta nuova luce sull’arrivo del Cristianesimo in Africa sub-sahariana, aggiungendo ulteriori conoscenze alle limitate informazioni che già si possiedono sulla civiltà aksumita.

I resti dell’edificio in stile romano, lungo 18 metri e largo 12, sono infatti stati rinvenuti nell’antica città di Beta Samati e risalgono all’epoca in cui il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’impero aksumita. Inizialmente luogo deputato dai romani ad attività amministrative, la basilica probabilmente sotto Costantino modificò la propria destinazione divenendo luogo di culto.

Come spiega lo Smithsonian: «La scoperta suggerisce che la nuova religione si diffuse rapidamente attraverso reti commerciali a lunga distanza che collegavano il Mediterraneo attraverso il Mar Rosso con l’Africa e l’Asia meridionale, gettando nuova luce su un’era significativa di cui gli storici sanno poco».

Il Cristianesimo arrivò in Egitto nel III secolo d.C., ma solo con Costantino conobbe rapida espansione in Europa e nel Vicino Oriente. La nuova scoperta, dunque, aiuta i ricercatori a datare con maggiore certezza l’avvento del Cristianesimo in Etiopia collocandolo nello stesso periodo.

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Non si tratta di un rinvenimento di poco conto. Come dichiarato da Aaron Butts, professore di lingue semitiche ed egiziane presso la Catholic University di Washington, DC:  «È a mia conoscenza la prima prova fisica di una chiesa in Etiopia, così come tutta l’Africa sub-sahariana».

L’impero di Aksum, nonostante la sua importanza nell’antichità, resta ancora oggi poco conosciuto, dunque, la nuova scoperta aiuta a far luce su questa realtà: «Gli scavi di Beta Samati aiutano a colmare importanti lacune nella nostra comprensione delle antiche civiltà pre-aksumite e aksumite» ha osservato l’archeologo a capo della squadra, Michael Harrower della Johns Hopkins University.

Numerosi anche i ritrovamenti dentro e attorno alla costruzione: tra le altre cose, un anello d’oro, figurine di bestiame, croci, sigilli per timbri e un ciondolo in pietra con una croce e l’incisione dell’antica parola etiopica che sta per ‘venerabile’ . Vicino alle mura orientali un’iscrizione che ha il sapore di preghiera: ‘Che Cristo [sia] favorevole a noi’.

Gli scavi archeologici sono stati condotti tra il 2011 e il 2016, ma, secondo quanto riferito, proseguiranno ancora per molto tempo perché la ricerca sul sito potrebbe rivelarsi realmente utile al fine di chiarire alcuni aspetti, come l’avanzamento di una delle prime politiche complesse dell’Africa, lo sviluppo di una rete commerciale, il passaggio dal politeismo al Cristianesimo e il declino dell’Impero di Aksum.

Gina Lo Piparo

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