Esteri

Sacerdoti torturati e minacciati in Cina

I preti sono le prime vittime del cambiamento ecclesiale messo in atto dal governo cinese.

Bitter Winter, una rivista sulla libertà religiosa in Cina, fa sapere di una spiacevole vicenda che riguarda alcuni sacerdoti della diocesi di Mindong.

È risaputo che il governo cinese ormai ha avviato un processo di metamorfosi ecclesiale a suon di torture. La chiesa cristiana avrà tempo fino a giugno per convertirsi alla Chinese Catholic Patriotic Association(CPCA), e cedere al quel regime di controllo totale a cui aspira con tanto vigore il presidente Xi Jinping.

La stretta sorveglianza rivolta a uomini di fede ha portato all’arresto di molti sacerdoti. Padre Huang, vigilato da tempo, è stato rapito il 2 aprile scorso da una dozzina di agenti della sicurezza nazionale. Dopo giorni di torture ed incessanti interrogatori, è stato privato del sonno per diversi giorni col metodo della luce puntata 24 ore al giorno.

Esausto e senza forze, ha così ceduto. Nella sua adesione, sancita da una firma estorta, il sacerdote si è impegnato a rimanere fedele alla dottrina cattolica sorvegliata.

Secondo Bitter Winter, i funzionari locali hanno l’obbligo di ottenere la firma con qualsiasi mezzo necessario. Un altro metodo di persuasione adottato dal governo cinese è la ‘colpa per associazione’. I sacerdoti che rifiutano l’adesione vedranno i propri familiari subire varie minacce e soprusi, come licenziamenti o chiusure delle attività.

Pare che entro giugno, tali metodi di ‘convincimento’ si intensificheranno, ed è chiaro che a simili trattamenti così estenuanti l’alternativa risulti il sollievo indispensabile dal martirio, pertanto l’adesione alla CPCA diventa accessibile e ovvia.

Filippa Tagliarino

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