Editoriali

Riflessioni su questa Europa: un sogno o un incubo?

Le origini storiche e spirituali di una comunità che nel tempo ha perso le sue radici e annichilito le sovranità nazionali.

C’era una volta un sogno, concepito in una grotta dove viveva un eremita. Il sant’uomo  aveva deciso di vivere in quell’antro per querere Deum, cercare Dio, e non sapeva che Dio servendosi di lui preparava il sogno di un mondo dove Egli fosse al centro; e di conseguenza ogni persona, ogni cosa, trovassero il giusto posto e vivessero felici, di quella felicità che è possibile su questa terra. Quando Benedetto uscì dalla grotta (era la Pasqua del 500) e fu costretto ad interessarsi ad altri uomini, e a farli vivere insieme dando loro una regola, l’embrione di quel sogno che si chiamò Europa era definitivamente formato. Iniziò così ad essere tramandata la cultura classica, si svilupparono le scienze della terra e dell’allevamento, la botanica e la farmacologia, vennero   eliminati aborto e schiavitù, e nacque quel modello di governo e quello stile di vita che ispireranno le corti e la società medioevale. Era nata l’Europa; l’abbazia si fece tavola rotonda.

Dopo un paio di secoli, apparve nella storia un altro gigante, Carlo Magno,  che portò l’embrione europeo alla luce. Rinasceva l’impero di Roma, col suo diritto e la sua giustizia, ma ora era sacro e cristiano; scriverà in latino da Oslo a Cefalù, pregherà e crederà nella stessa fede; i suoi eroi saranno  monaci e cavalieri. Quell’impero durò 1000 anni e fu il crogiuolo in cui tanti popoli confluirono per dare vita all’Europa e alla sua civiltà. Guerre di religione, illuminismo, le ideologie secolariste e il nazionalismo  l’hanno poi profondamente ferita.  Lo sfacelo che seguì la seconda guerra mondiale, la seconda guerra civile europea, costrinse molti cristiani ad interrogarsi sulla necessità di far rivivere l’unità del vecchio continente in forme nuove. Sarà lo sforzo generoso di Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi,  Robert Schumann per la creazione di una federazione europea. Si iniziò con la messa in comune delle risorse energetiche, in particolare con la Comunità del Carbone e dell’Acciaio (CECA),  punto di partenza del processo di integrazione europea, che condusse poi alla formazione dell’Unione europea (UE). Dall’unità economica a quella politica. L’Europa, per metà invasa dall’Armata Rossa, per l’altra metà sottomessa all’egemonia USA, tentava la via dell’unità ed il ritorno a protagonista della sua storia.

Ma l’Europa degli anni ’80 era ormai cieca dinnanzi alla sua storia e sorda al richiamo dei suoi valori fondativi. Il sogno si infranse perché di esso si impossessarono una burocrazia ben pagata e prepotente, i mercati finanziari adoratori del denaro e quelle elitè politiche formate dal laicismo anticristiano e dalla sinistra marxista che controllano la maggioranza delle nazioni occidentali. Da lì partono le pressioni contro le nazioni che ancora si oppongono all’aborto, e la spinta alla parificazione legislativa della famiglia con le unioni omosessuali. Quest’Europa infine assiste compiaciuta al crollo delle nascite, un autentico suicidio demografico. Essa si è ridotta al grande mercato senza frontiere, realizzato attraverso la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, dove per la legge di mercato si impongono gli Stati e i poteri finanziari più forti. I tecnocrati di Bruxelles stabiliscono le misure standard dei prodotti agricoli, come la lunghezza e la curvatura dei cetrioli, o tentano di proibire la bistecca alla fiorentina e prendono le multe agli stati contravventori. L’U.E. ha sostituito il cittadino con il consumatore; al potere della politica ha sostituito quello della finanza anonima, e per meglio riuscirvi fa la guerra ai “principi non negoziabili”.  Con i Trattati di Maastricht (1992), Amsterdam (1997), Nizza (2001) e Lisbona (2007), ha confermato di avere scelto una strada e contraria alle sue radici.

Tutto ciò passa anche dall’annichilimento, fino all’eliminazione, delle sovranità nazionali. L’ultima parola è a tecnocrati, che non rispondono ad alcun elettore o a governi, ma a club, logge, gruppi di potere. E così L’Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo dalla storia, con grande danno per il mondo intero; iniziando dall’Africa.

Se non vogliamo che l’Unione Europea sia la continuazione dell’Unione Sovietica, di cui ha già alcuni tratti, strumento della dittatura del relativismo come l’URSS fu strumento della dittatura del comunismo, dobbiamo riscoprire e valorizzare la sua grande risorsa, che era ed è nelle sue stesse radici. Nelle diverse culture delle nazioni europee, in Oriente come in Occidente, nella musica, nella letteratura, nelle arti figurative e nell’architettura, come anche nei modi di pensare, scorre una comune linfa attinta ad un’unica fonte nella quale confluirono i grandi filosofi greci, il diritto romano, le religioni bibliche, Ebraismo e Cristianesimo, e la centralità della persona umana che ne derivò . Questo contesto spirituale rese possibili le scoperte scientifiche e tecniche che ne hanno permesso il grande progresso materiale ed economico.

Bisogna allora ripartire dal senso di comunità, che recuperi la memoria storica, non disprezzando o contrapponendo le tradizioni dei singoli popoli, ma armonizzandole in nome del comune patrimonio culturale-spirituale. Per una società a misura d’uomo secondo il progetto di Dio, per il futuro della patria europea, bisogna impegnarsi con tutte le proprie energie, per evitare che il sogno dei padri si trasformi in incubo.

A cura di Diego Torre.

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