Bioetica

Regno Unito, pressioni sulle madri dei bambini Down per invitarle ad abortire

Lo denuncia il report di un’associazione di genitori con figli affetti dalla Sindrome di Down.

In Gran Bretagna le madri in attesa di bambini Down riceverebbero pressioni per interrompere la gravidanza. È quanto è emerso da un report a cura di Positive about Down Syndrome (PADS), un sito web nato con l’obiettivo di offrire ai genitori di bambini down l’opportunità di scambiarsi consigli e testimonianze.

Dall’indagine, realizzata in collaborazione con le associazioni Don’t Screen Us Out e Down’s Syndrome Research Foundation UK (DSRF), è risultato che esiste una «discriminazione sistemica» nei confronti dei genitori di bambini con diagnosi di questa condizione.

Una dichiarazione basata su un sondaggio effettuato su 1.410 donne che hanno dato alla luce un bambino con la sindrome di Down dall’anno 2000. Il 69% delle madri, infatti, ha dichiarato di avere ricevuto la proposta di aborto. Quasi la metà (46%) ha affermato che, dopo aver espresso il desiderio di continuare la gravidanza, è stato chiesto loro nuovamente se desiderassero interromperla.

Emma Mellor, madre di Jaimie di 5 anni, ha raccontato di avere ricevuto ripetutamente (15 volte circa) la proposta di abortire, nonostante avesse più volte informato i medici di voler tenere il bambino. «A 38 settimane – ha dichiarato – hanno espressamente detto che, se avessi cambiato idea anche all’ultimo momento, avrei potuto comunicarlo perché non era troppo tardi; fino a quando il bambino non avesse iniziato a viaggiare lungo il canale del parto, avrei ancora potuto porre fine alla gravidanza».

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Un’esperienza simile è capitata a Nicola Sparrow, madre di una bambina di 3 anni con la sindrome di Down. «La prima cosa che la consulente mi ha detto – ha affermato – è stata che, se fossi andata a trovarla in settimana, avrebbe organizzato una ‘risoluzione’ per me. Ci ha fatti sedere e ci ha elencato tutti gli aspetti negativi dell’avere un bambino down e ha detto che ho solo 28 anni ed, essendo così giovane, avrei dovuto interrompere e ricominciare. Sono rimasta incredibilmente scioccata – ha continuato – dal fatto che mi fosse stato chiesto di farlo a 37 settimane di gravidanza».

«Le donne stanno prendendo decisioni di vita o di morte influenzate da opinioni obsolete e pregiudizievoli di molti professionisti medici – ha dichiarato la fondatrice di PADS Nicola Enoch. – Alle donne incinte non vengono fornite informazioni accurate sulla realtà della vita con la sindrome di Down. C’è un supporto molto limitato e un’idea prevalente a favore dell’interruzione di gravidanza. Non c’è da meravigliarsi che il 90% delle donne continui ad abortire in queste circostanze».

Le tre associazioni hanno redatto un documento per sollecitare i medici a garantire che le diagnosi della sindrome di Down siano condivise con i genitori con tatto e senza giudizi e che vengano mostrati lo stesso livello di rispetto e cura degli altri genitori in attesa.

Chiedono, inoltre, ai parlamentari di sostenere l’utilizzo di un linguaggio standardizzato in tutti gli ambiti sanitari e di garantire che anche i genitori che partecipano ai controlli abbiano accesso alle informazioni e ai gruppi di supporto.

Naomi Mezzasalma

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