Regionali, il M5S ha subito un’altra batosta e ora che succederà?

di Walter Giannò

Le urne in Emilia Romagna e in Calabria hanno certificato il crollo del MoVimento 5 Stelle. In entrambi i casi, infatti, i candidati pentastellati hanno ottenuto un risultato pessimo che potrebbe mettere in pericolo i rapporti di forza all’interno della coalizione che sostiene il governo Giuseppe Conte bis.

Nel dettaglio, premettendo che non tutte le sezioni sono state scrutinate ma siamo quasi alla fine, in Emilia Romagna, il candidato del M5S, Simone Benini, ha avuto il 3,47% dei voti, mentre la lista ha collezionato il 4,73%. Questo significa che 20mila elettori pentastellati hanno scelto di votare un altro candidato, cioè il vincitore Stefano Bonaccini del Partito Democratico.

In Calabria, poi, Francesco Aiello ha avuto il 7,28% dei voti e la lista ha avuto il 6,20%.

Vito Crimi, il capo politico reggente del M5S dopo le dimissioni di Luigi Di Maio, su Facebook ha scritto: «Ogni volta che un risultato elettorale non ci sorride sento partire il solito coro che scandisce all’unisono: il Movimento è finito, è in ginocchio, sta scomparendo. In più, questa volta, viene dato per scontato il ritorno del bipolarismo, come se le elezioni in due regioni equivalessero al voto nazionale. Anche questa volta li deluderemo perché, chi dice questo, non ha capito cosa sia veramente il Movimento 5 Stelle, del perché siamo nati e quali sono gli ideali che ci guidano e ci rendono diversi da tutti gli altri».

«Il voto delle regionali – ha aggiunto il politico palermitano – ha sempre visto il Movimento raccogliere risultati inferiori rispetto alle tornate nazionali, ma va riconosciuto che in Calabria ed Emilia Romagna i risultati sono stati inferiori alle aspettative. Questo però non ci induce ad arrenderci: semmai è vero il contrario. Abbiamo già avviato il lavoro di organizzazione che ci consentirà un maggiore coordinamento e ci permetterà di essere più presenti sui territori. Sarà fatica e sudore, ma so che siamo in grado di farlo. A una condizione: quella di restare uniti, di non lasciarsi irretire da facili sirene, di ricordare sempre quali sono gli obiettivi e le motivazioni che ci hanno portati nelle istituzioni e alla guida del Paese».

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