Bioetica

Rapporto shock dagli USA: “La legalizzazione del suicidio assistito scoraggia le cure mediche”

Chi soffre di diabete e di artrite viene incoraggiato a sottoporsi a suicidio assistito negli Stati Uniti. Lo dice un report del National Council on Disability.

Un report del National Council on Disability (NCD), ente federale statunitense che si occupa di disabilità, ha evidenziato che invece di espandere la ‘scelta’, le leggi sul suicidio assistito hanno spesso l’effetto contrario, ovvero quella di rimuoverla.

Negli Stati Uniti d’America attualmente il suicidio assistito è legale in otto Stati e a Washington D.C., dove i farmaci letali possono essere somministrati ai pazienti con sei o meno mesi da vivere.

Il report, come riportato su Christian.Org.Uk, ha mostrato che il suicidio assistito in Oregon è stato gradualmente applicato in persone con «disabilità che, se adeguatamente trattate, non provocano la morte, tra cui l’artrite, il diabete e l’insufficienza renale».

L’NCD si è scagliato contro le «presunte garanzie» dopo avere scoperto che «gli assicuratori hanno negato le cure mediche costose e di supporto alla vita ma si sono offerti di sovvenzionare farmaci letali, così portando potenzialmente i pazienti ad accelerare la propria morte».

Il presidente Neil Romano ha aggiunto: «Le leggi sul suicidio assistito si basano sul concetto di scelta aggiuntiva per le persone alla fine della loro vita. Tuttavia, in pratica, spesso rimuovono le scelte perché l’opzione per porre fine alla vita è meno costoso rispetto ai trattamenti per allungarla o ai servizi e ai supporti per migliorarla».

Il report ha evidenziato la questione della «demoralizzazione», ovvero le persone con disabilità «considerano l’aiuto come non dignitoso e oneroso» e ciò li porta a cercare il suicidio assistito.

Leggi anche: Tribunale decide per l’aborto per una ragazza disabile.

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