Processo Cucchi: le reazioni politiche alla sentenza

di VoceControCorrente

Processo Cucchi. La Corte d’Assise di Roma, come riportato qui, ha riconosciuto colpevoli di omicidio preterintenzionale due carabinieri: Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo. Entrambi i militari sono stati condannati a 12 anni di reclusione per la morte del 31enne Stefano Cucchi.

Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha affermato: «La solidità di una democrazia si misura anche dalla capacità di fare verità su se stessa. Con coraggio. Quello che hanno avuto Ilaria e tutta la famiglia Cucchi, cui va in questi momenti il mio ringraziamento».

Su Facebook il commento di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia: «Nel giorno della sentenza di primo grado di condanna di due carabinieri per omicidio preterintenzionale di Stefano Cucchi e altri due per falso e in attesa di capire se ci saranno altri gradi di giudizio, voglio ripubblicare qui il comunicato stampa che feci nel 2009, pochi giorni dopo la morte di Cucchi, quando ero Ministro della Gioventù. Ribadisco parola per parola quanto detto dieci anni fa. Vicinanza alla famiglia Cucchi. Lo Stato ha il dovere di fare piena chiarezza su fatti come questo. Chi sbaglia deve pagare, senza eccezioni, ma gli errori di alcuni non devono diventare il pretesto per attaccare l’operato di tutte le nostre Forze dell’Ordine».

Per il senatore di Liberi e uguali, Pietro Grasso, la sentenza odierna «rende giustizia a Stefano Cucchi, ai suoi familiari che hanno lottato per la verità e la giustizia, all’Arma dei Carabinieri, allo Stato».

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio su Facebook: «Oggi lo Stato abbraccia la famiglia Cucchi. Ma lo fa con ritardo, dopo anni di silenzi e complicazioni, anni in cui soprattutto Ilaria, la sorella di Stefano, ha saputo battersi con coraggio, senza mai indietreggiare di un centimetro. Oggi sono stati condannati per omicidio preterintenzionale a 12 anni di carcere i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro. Quel che è accaduto a Stefano non può essere accettabile in uno Stato di diritto. Quella di oggi è una sentenza che restituisce dignità a una famiglia e alla sua enorme sofferenza, che nessun di noi puo’ avere la presunzione di comprendere fino in fondo».

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