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Premio Nobel per la Pace 2019 ad Abiy Ahmed Ali: ecco perché lo ha meritato

Il Premio Nobel per la Pace 2019 è stato assegnato al premier etiope Abiy Ahmed Ali.

Il Comitato per il Nobel norvegese ha scelto di premiare un uomo che nel suo mandato, insediatosi nel 2018, ha deciso di interrompere quel dissidio con l’Eritrea nato più di venti anni fa, ripristinando una relazione nel luglio dello scorso anno, in stretta collaborazione con Isaias Afwerki, presidente eritreo.

«Il riconoscimento è per i suoi sforzi per raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, in particolare per la sua decisiva iniziativa, per risolvere il conflitto di confine con la vicina Eritrea».

Questo ciò che fa sapere il Comitato di Oslo, aggiungendo: «È un riconoscimento e anche una spinta. In Etiopia, anche se rimane molto lavoro, Abiy Ahmed ha avviato importanti riforme che danno a molti cittadini la speranza per un futuro migliore e un futuro più luminoso. Come primo ministro, Abiy Ahmed, ha cercato di promuovere la riconciliazione, la solidarietà e la giustizia sociale».

Ahmed, 43 anni, di famiglia mista tra cristiani e musulmani, nasce ad Agaro, nella regione di Oromia. L’etnia Oroma, da sempre discriminata politicamente e culturalmente, ha ottenuto il riscatto nella figura di un uomo dedito al popolo. Il premier è anche il leader dell’Organizzazione democratica del popolo Oromo (Opdo), uno dei quattro partiti etnici che compongono il Fronte Democratico Rivoluzionario del popolo etiope al potere (Ersdf). Il 23 giugno del 2018 è scampato ad un attentato durante un comizio, per un lancio di una granata.

In lizza per raccogliere l’eredità di Denis Mukwege e Nadia Murad, vincitori lo scorso anno per il loro impegno contro guerra e persecuzione, la favoritissima Greta Thunberg, 16enne attivista per l’ambiente che ha visto sfumare il sogno di paladina della pace. Altro favorito il leader indigeno brasiliano Raoni Metuktire, che si batte da anni per la deforestazione dell’Amazzonia.

Elogio per il giovane premier etiope arriva anche da Giuseppe Conte, il quale, nei mesi scorsi, ha accolto il vincitore del Nobel in Italia in un incontro politico.

La reazione su Twitter dall’ufficio del premier etiope non si è fatta attendere: «Siamo orgogliosi come nazione. Questo riconoscimento è una testimonianza senza tempo degli ideali di unità, cooperazione e mutua esistenza che il primo ministro ha con coerenza difeso».

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