Approfondimenti

‘Politicamente corretto’: il paraocchi culturale del Grande Fratello

La dittatura del relativismo che conquista il nostro tempo.

«Non si stabilisce una dittatura nell’intento di salvaguardare una rivoluzione, ma si fa una rivoluzione nell’intento di stabilire una dittatura» (George Orwell , 1984). La rivoluzione relativista, che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie, costruisce la sua dittatura, pronta a colpire chiunque annunci l’esistenza di una verità (naturale o sovrannaturale) superiore all’individualismo totale. La realtà, la natura, la famiglia, la storia, i valori, la civiltà che derivano da verità oggettive vanno ridimensionate o nullificate; rimane in piedi solo un io ipertrofico, dinnanzi al quale né fede né ragione possono alcunché. La dittatura del relativismo usa quindi gli strumenti polizieschi e giudiziari per colpire gli oppositori, anche se preferisce gli strumenti culturali , più eleganti, che inibiscono psicologicamente gli oppositori e, in qualunque caso, pongono le premesse per la repressione legislativa e giudiziaria.

Un esempio evidente (fra i tanti ) è quanto si è verificato in Canada. Una 14enne decide di cambiare sesso. Il padre si oppone alle iniezioni di testosterone nel corpo della figlia e quest’ultima minaccia il suicidio. La storia finisce davanti al giudice che dà ragione alla ragazza. Non solo, ma dispone che ella debba essere «trattata come un uomo e chiamata col nome da lei scelto in tutte le procedure legali». Secondo il giudice, anzi, «qualunque tentativo di persuadere la giovane o di rivolgersi a lei al femminile verrà considerato come un atto di violenza familiare». Stiano quindi attenti i genitori a rivolgersi a lei al femminile! Contro la natura, i genitori ed il buon senso si è imposta la legge ed il politicamente corretto.

Altro esempio, veramente macroscopico, è il nuovo patto sulle migrazioni, dell’Onu, il Global compact, che vieta di criticare l’immigrazione e perseguirà per legge gli oppositori. Esso recita: «Gli Stati firmatari si impegnano ad eliminare qualsiasi forma di discriminazione, a condannare e contrastare le espressioni, gli atti e le manifestazioni di razzismo, di xenofobia e di qualsiasi altra forma di intolleranza riguardante i migranti, in conformità alla legislazione internazionale sui diritti dell’uomo». Ovviamente l’accordo non offre definizioni di ciò che costituisce razzismo o xenofobia . Sarà il giudice a definirlo in sede processuale e il potenziale imputato non saprà se quello che sta dicendo è un reato, finche non sarà emessa la sentenza. Funzionava così anche in Russia con le attività antisovietiche e nessuno parlava per timore di commettere un reato senza saperlo o volerlo. Inoltre, continua il patto, l’occhio del Grande Fratello vigilerà per ”Promuovere un’ informazione indipendente, obiettiva e di qualità nei media e su Internet … interrompendo l’ assegnazione di fondi pubblici o di aiuti materiali ai media che promuovono sistematicamente l’ intolleranza, la xenofobia, il razzismo e altre forme di discriminazione nei confronti dei migranti, nel pieno rispetto della libertà dei media “. Liberi, ma se sgarrate vi tagliamo i soldi! L’operazione non ha avuto un gran successo per l’opposizione di numerosi stati che hanno rifiutato la firma dell’accordo, ma evidenzia il modus operandi del Grande Fratello: occupare spazi di libertà, dei singoli e degli stati, per imporre la sua dittatura. E possiamo star certi che ci riproveranno.

Avanza in Occidente un regime ideologico che divora la vera libertà, quella legata alla verità, e intruppa tutti verso il pensiero unico. La sua prima forza è la rivoluzione del linguaggio, inizialmente soft. Il netturbino diventa operatore ecologico, il bidello collaboratore scolastico, il sordo e il cieco sono non udenti e non vedenti. Pensate alla gioia dei minorati, che divenuti invalidi e poi handicappati, scoprono di essere soltanto portatori di handicap (come i camionisti portano il camion), quindi disabili ed infine diversamente abili! Vengono poi gli orrori grammaticali: presidenta, ministra, assessora etc. La cosa è ridicola quanto inizialmente innocua. Pare. In realtà il giochino dialettico sottintende che il cambio del linguaggio risolva i problemi. Poco dopo il negro diventa nero (e che è? una vernice?), lo zingaro diventa nomade (anche se abita nella casa popolare), l’omosessuale non è più il sodomita di biblica memoria ma un gay, una persona gaia ed allegra (ma perché, non può essere triste per i fatti suoi?). Papà e mamma sono ormai genitori numerati (1 e 2 ma con la fecondazione assistita anche 3 e 4). E’ un atteggiamento sociale di un rispetto talmente estremo verso il “diverso”, che finisce per omologare o edulcorare qualunque identità per scioglierla in una melassa di “uguali” senza distinzione valoriale, accomunata solo dal capriccio del singolo di accontentare il proprio io e le sue voglie, in odio ad ogni differenza ed identità. E se nel dibattito pubblico qualcuno osasse riaffermare l’esistenza di verità oggettive, per lui è pronta una raffica di insulti politicamente corretti che dovrebbero tacitarlo per sempre: omofobo, razzista, maschilista, bigotto, sessista, retrogrado, medioevale, sovranista, clericale. classista, transfobo, xenofobo, imperialista, anti-ambientalista. E gli insulti vanno lanciati con aria di morale superiorità, sdegno supremo e , al massimo, compatimento per il meschino interlocutore, senza un cenno di spiegazione, né la concessione di un minimo ragionamento. La dittatura del relativismo è la nuova dittatura del proletariato (mentale).

Per distruggere i valori, il Politicamente Corretto inizia con il dialogo, poi passa alla tolleranza, e conclude con il pensiero corretto. Una volta affermatosi, cessa ogni gradualismo, butta la maschera e scatta il vecchio riflesso della rivoluzione francese: nessuna libertà per i nemici della libertà. In Francia, notoriamente culla della libertè, nel 2017 è stata approvata per alzata di mano dall’Assemblea Nazionale una legge che prevede fino a due anni di prigione e 30mila euro di ammenda per chi commette “intralcio digitale” all’aborto”. Sì, digitale, ovvero spiegandone le dinamiche e gli effetti. Non si deve mai pensare in modo critico nei confronti del pensiero corretto!  

E’ paradossale che tale cultura (?) si sviluppi dopo il’68, che doveva distruggere gli stereotipi borghesi e , in nome della libertà, ne ha creati di più fatiscenti e dozzinali. Finiva l’era della rivoluzione permanente , del paradiso in terra promesso dal comunismo e riemergeva da quelle ceneri lo spirito liberal-radicale (Pasolini lo denunciò con passione), che con la neolingua cominciava a costruire la nuova dittatura; non quella della repressione violenta ma quella del lavaggio di cervelli disabituati al pensiero attraverso (anche) parole d’ordine di una vacuità assoluta.

Diego Torre

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