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Perde il lavoro per avere detto la sua sul tema ‘transgender’

Nel Regno Unito una donna, Maya Forstater, 45 anni, ha perso il suo lavoro presso il Center for Global Development (un’organizzazione internazionale di beneficenza), dopo essere stata accusata di aver pubblicato tweet giudicati ‘offensivi’ sulla tematica transgender, ovvero tutte quelle persone che hanno un’identità di genere diversa dal loro sesso biologico.

La disputa legale senza precedenti che ne è scaturita fungerà da importante test in Inghilterra per stabilire se avere convinzioni ‘critiche di genere’ – l’opinione che il proprio sesso sia un fatto biologico che non può essere cambiato – sia una credenza protetta ai sensi dell’Equality Act 2010 (è una legge del Parlamento Inglese che ha lo scopo principale di consolidare, aggiornare e integrare i numerosi precedenti Atti e Regolamenti che hanno costituito la base della Legge Antidiscriminazione in Gran Bretagna).

«Approccio non degno di rispetto in una società democratica». Questo il cuore della sentenza di 26 pagine decretata dal giudice James Tayler del Tribunale del Lavoro di Central London.

La risposta di Maya Forstater non si è fatta attendere: «Faccio fatica a esprimere lo shock e l’incredulità che sento nel leggere questo giudizio… La mia convinzione è che il sesso sia un fatto biologico ed è immutabile. Ci sono due sessi, maschio e femmina. Uomini e ragazzi sono maschi. Le donne e le ragazze sono femmine. È impossibile cambiare sesso. Fino a poco tempo fa erano compresi come fatti fondamentali della vita da quasi tutti».

E ha inoltre aggiunto: «La questione dell’inclusione transgender è un argomento secondo cui i maschi dovrebbero essere ammessi negli spazi delle donne (spogliatoi, toilette…) scartando i diritti delle donne alla privacy ed è fondamentalmente illiberale (è come forzare gli ebrei a mangiare carne di maiale)».

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J.K. Rowling.

«Tutto ciò che ho sempre desiderato al riguardo – conclude – era che le persone fossero in grado di parlare delle questioni politiche relative al sesso e all’identità di genere in modo normale, aperto e democratico senza per questo dover rischiare di perdere il proprio posto di lavoro».

Il caso ha diviso l’opinione pubblica inglese anche fra i cosiddetti VIP, come l’autrice della celeberrima saga di Harry Potter, J.K. Rowling.

Il testo del post dell’autrice non ha nulla o quasi di particolarmente scandaloso o offensivo: «Vesti come preferisci. Chiamati come preferisci. Dormi con qualsiasi adulto consenziente che vorrai. Vivi la tua miglior vita in pace e sicurezza. Ma costringere le donne a lasciare il lavoro per aver affermato che il sesso è reale?». Tuttavia, ciò che ha mandato su tutte le furie gli esponenti dei movimenti gay e Lgbt è l’hashtag usato: «Io sto con Maya” – #IStandWithMaya».

Dopo questo post è intervenuto il presidente di Human Rights Campaign, Alphonso David che tramite il New York Times ha dichiarato: «J.K. Rowling afferma di essere contraria al fondamentalismo in qualsiasi forma, ma sta promuovendo un dannoso fondamentalismo che mette in pericolo la comunità L.G.B.T.Q. e in particolare i giovani transgender. Dovrebbe scusarsi».

Diverse le persone che invece sostengono la scrittrice e ovviamente Maya Forstater, come Mattew Schmitz, del Catholic Herald: «Se credi che il sesso sia un fatto biologico ed è immutabile e che ci sono due sessi, maschio e femmina, abituati a sentirti dire che le tue opinioni non sono degne di rispetto in una società democratica».

Molti sostengono inoltre che «questa sentenza rimuova i diritti delle donne e il diritto alla libertà di credo e di parola».

Tu come la pensi?

Alessandra Barbato

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