Per la Cassazione, se il bimbo muore durante il travaglio è omicidio

di VoceControCorrente

Non si tratta di aborto e l’ostetrica va indagata.

Se un’ostetrica provoca la morte per asfissia perinatale di un feto nascente, dopo la rottura del sacco amniotico, si parla necessariamente di “omicidio”. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 27539 della IV sezione penale, confermando la condanna per un fatto inerente. In questi casi, l’operatrice sanitaria specializzata nel parto va indagata e, in caso, condannata con la suddetta accusa.

Il pronunciamento indica la differenza tra aborto e omicidio nel momento del’inizio del travaglio, quando il feto raggiunge l’autonomia. Superato quindi il criterio che sanciva l’aggravante nel distacco dell’utero, perché incapace di offrire riferimenti temporali precisi. In generale, l’assenza di una tempestiva rilevazione della sofferenza asfittica e il mancato espletamento dei monitoraggi cardiotografici necessari risultano quindi aggravanti per chi dovrebbe aiutare la partoriente nel mettere al mondo il bambino.

Per quanto riguarda la condanna, la discrezionalità spetta al giudice, relativamente al reato che si contesta alla stessa ostetrica.

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