Pensioni: aumenti e rivalutazione degli assegni (ma non per tutti)

di Gina Lo Piparo

L’incontro tra i sindacati e i ministri del Lavoro e del Tesoro ha prodotto la promessa di un’indicizzazione al 100% per chi percepisce una pensione tra i 1.522 e i 2.029 euro. Si attende la legge di Bilancio.

Rivalutazione delle pensioni ed indicizzazione piena. Questa la promessa che i sindacati sono riusciti ad ottenere ieri, durante un lungo incontro con il ministro del Lavoro Cataldo e quello del Tesoro Gualtieri.

Si tratta di un tasto più che dolente, dopo che con la legge di Bilancio del 2018 il governo M5S-Lega aveva parzialmente bloccato l’aumento delle pensioni, prevedendo che fino alla soglia di 1.522 euro mensili (ovvero tre volte il minimo) la rivalutazione fosse del 100%, per scendere poi gradualmente nel caso di importi maggiori. L’Inps aveva dovuto, quindi, provvedere al recupero delle somme erogate indebitamente da gennaio a marzo, poiché per un problema di tempistiche erano state applicate le rivalutazioni più alte: la cifra relativa ai primi tre mesi è stata restituita dai pensionati con l’assegno di giugno.

Adesso, se la promessa fatta ieri sarà mantenuta, con la nuova legge di Bilancio le pensioni dovrebbero tornare alle cifre di gennaio: per gli assegni con importi pari a tre fino a cinque volte il minimo (da 1.522 a 2.029 euro) si passerà da una rivalutazione al 97 % ad una al 100 %, mentre resteranno ridotte le rivalutazioni per gli importi maggiori di 2000 euro, andando dal 77% fino al 40%, ossia da un aumento pari allo 0,85% fino ad uno pari allo 0,44%.

In ogni caso, la differenza di incasso sarà minima, e chi percepisce un assegno superiore ai 2.000 euro vedrà una rivalutazione al ribasso. L’avvocato Celeste Collovati di Dirittissimo in merito afferma: «Ricordo come la Corte abbia affermato l’illegittimità delle norme di decurtazione della pensione nel caso di reiterazione delle medesime (Sentenza n. 250 del 2017). E le norme approvate con la Legge di Bilancio per il 2019 reiterano precedenti norme sui tagli. In definitiva, si tratta di norme che non solo violano il principio costituzionale di certezza del diritto, in quanto incidono su diritti acquisiti sui quali i cittadini fanno legittimamente affidamento, ma violano manifestamente proprio il divieto di reiterazione sancito dalla Corte Costituzionale, nonché la tutela dell’integrità della pensione, costituzionalmente tutelata».

Gina Lo Piparo

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