Ambiente

Papa Francesco: «Siamo davanti all’inquietante degrado della nostra casa»

Il Papa incontra attivisti e ricercatori francesi e ribadisce il ruolo della Chiesa nella salvaguardia del Creato.

Siamo davanti «all’inquietante degrado» della nostra casa comune. Questo il fulcro dell’incontro, tenutosi  giovedì 3 settembre, tra Papa Francesco e un gruppo di laici francesi, composto da attivisti e ricercatori, impegnati nella salvaguardia del Creato. Nella delegazione anche l’attrice francese Juliette Binoche.
«Rallegra il fatto che una presa di coscienza dell’urgenza della situazione si riscontri ormai un po’ dovunque – ha dichiarato il Papa -, che il tema dell’ecologia impregni sempre più i modi di pensare a tutti i livelli e cominci a influire sulle scelte politiche ed economiche, anche se molto resta da fare e se assistiamo ancora a troppe lentezze e persino a passi indietro».
Il Papa ha ribadito l’impegno della Chiesa Cattolica in relazione al tema: «Da parte sua, la Chiesa Cattolica intende partecipare pienamente all’impegno per la tutela della casa comune. Essa non ha soluzioni già pronte da proporre e non ignora le difficoltà delle questioni tecniche, economiche e politiche in gioco, né tutti gli sforzi che questo impegno comporta. Ma vuole agire concretamente là dove ciò è possibile, e vuole soprattutto formare le coscienze al fine di favorire una profonda e duratura conversione ecologica, che sola può rispondere alle sfide importanti cui dobbiamo far fronte».

Papa Francesco ha sottolineato, inoltre, quale sia il senso dell’uomo all’interno del Creato come amministratore della Creazione di Dio e non di certo suo proprietario: «Se l’uomo ha il diritto di fare uso della natura per i propri fini, non può in alcun modo ritenersi suo proprietario o despota, ma solamente l’amministratore che dovrà rendere conto della sua gestione. In questo giardino che Dio ci offre, gli esseri umani sono chiamati a vivere in armonia nella giustizia, nella pace e nella fraternità, ideale evangelico proposto da Gesù. E quando si considera la natura unicamente come oggetto di profitto e di interessi – una visione che consolida l’arbitrio del più forte – allora l’armonia si rompe e si verificano gravi disuguaglianze, ingiustizie e sofferenze».

«Sono la stessa indifferenza, lo stesso egoismo, la stessa cupidigia, lo stesso orgoglio, la stessa pretesa di essere il padrone e il despota del mondo che portano gli esseri umani, da una parte, a distruggere le specie e saccheggiare le risorse naturali, dall’altra, a sfruttare la miseria, abusare del lavoro delle donne e dei bambini, rovesciare le leggi della cellula familiare, non rispettare più il diritto alla vita umana dal concepimento fino al termine naturale».
L’invito finale è quello a non perdere la speranza: «Mentre le condizioni del pianeta possono apparire catastrofiche e certe situazioni sembrano persino irreversibili, noi cristiani non perdiamo la speranza, perché abbiamo lo sguardo rivolto a Gesù Cristo».
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