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Palermo, l’arcivescovo Lorefice: “Poveri noi, se la mafia approfitta del Coronavirus”

Parole dure dalla guida religiosa del capoluogo siciliano durante il discorso alla città in occasione dell'annuale Festino di Santa Rosalia.

«Se non cambieremo, se a Palermo il Coronavirus diverrà una nuova grande opportunità per la mafia e la criminalità, poveri noi!».

Queste le parole di Corrado Lorefice, arcivescovo del capoluogo siciliano, nel discorso alla città che ha pronunciato in occasione dell’annuale ‘Festino di Santa Rosalia’, patrona del capoluogo siciliano.

«Rosalia – ha continuato l’arcivescovo – insegnaci a lasciare! Perché dobbiamo lasciare! Il nostro Occidente deve lasciare! Lasciare i privilegi di un ordinamento ingiusto, portatore di morte. Lasciare una ricchezza e un’economia che puntano solo al profitto e non hanno riguardi per la vita; che creano solo conflitto, dolore; che ora mostrano tutta la loro follia».

«Tu Rosalia, stasera – ha specificato l’arcivescovo – ci gridi di svegliarci prima che sia troppo tardi! Lo gridi a me, ai cristiani, alle donne e agli uomini di Palermo, a quanti hanno responsabilità politiche, amministrative ed economiche. Lo gridi, Rosalia, da umile e grande testimone del Vangelo di Gesù di Nazareth, che ha gridato dal monte «Beati i poveri» e «Guai ai ricchi» (Lc 6, 20.24), con la franchezza di un Dio schierato dalla parte degli oppressi e dei curvati della storia».

« Lo dici – ha incalzato l’arcivescovo – volgendo lo sguardo alla nostra Palermo, dove la crisi della pandemia ha aggravato i problemi economici, provocando la perdita di posti di lavoro, acuendo la crisi delle piccole imprese, indebolendo i giovani e le famiglie, creando i presupposti per un nuovo fiorire dell’economia mafiosa, dell’imprenditoria criminale, che sguazza nel degrado e nel bisogno. Rosalia, aiutaci ad ascoltare il tuo grido».

«Se non cambieremo – ha sottolineato l’arcivescovo – se a Palermo il coronavirus diverrà una nuova grande opportunità per la mafia e la criminalità, poveri noi! Sarebbe un tragico scandalo, e saremmo noi, tutti noi i responsabili di questo scandalo. Verso chi provoca lo scandalo – ricordiamocelo – Gesù dice delle parole terribili: ‘sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare’ (Mt 18,6)».

« Fa’, Santuzza nostra – ha concluso l’arcivescovo – che da stasera noi siamo tuoi imitatori e non donne e uomini dello scandalo dell’ingiustizia e della disonesta ricchezza» (GV).

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