Ovuli impiantati, una donna resta incinta del marito morto

di VoceControCorrente

Nel 2015 si erano rivolti ad una clinica per la procreazione medicalmente assistita. Lui muore, lei lotta e ottiene il consenso all’impianto degli embrioni. È il terzo caso in Italia.

Una donna darà alla luce un figlio dal marito morto. Succede in provincia di Lecce e la protagonista della vicenda ha subito un trattamento procreazione medicalmente assistita. Desiderosa di un secondo figlio che sembrava non arrivare, la coppia si era rivolta  a una clinica specializzata. Ma il percorso di fecondazione era stato bruscamente interrotto dalla malattia di lui.

In quell’occasione due embrioni, fecondati con il liquido seminale dell’uomo erano stati crioconservati. Nonostante la dura lotta, i due non avevano mai messo da parte il desiderio di diventare nuovamente genitori e dopo la morte del marito, ecco che la donna ha iniziato la propria battaglia contro la burocrazia. Il laboratorio, infatti, ha immediatamente dichiarato di non poter procedere all’impianto senza il consenso di un giudice.

Il punto nodale era costituito dall’articolo 5 della legge sulla procreazione assistita, il quale stabilisce che hanno accesso a tale pratica solo le coppie di maggiorenni, entrambi viventi. Insieme all’avvocato Tania Rizzo, la donna si è allora appellata al diritto di ogni donna alla maternità, a quello dell’embrione fecondato, che per legge non può essere soppresso, e alla volontà del marito che aveva espresso il desiderio di paternità fino a prima di morire.

Il giudice Maria Gabriella Perrone ha accolto il ricorso, facendo riferimento a quattro principi: il fatto che i genitori fossero entrambi vivi all’atto della procreazione, il diritto dell’embrione alla vita, l’impossibilità del partner di revocare il consenso e il diritto della donna di ottenere sempre il trasferimento degli embrioni crioconservati.

Si tratta del primo caso in Puglia e del terzo in Italia, dove decisioni analoghe erano state prese a Palermo nel 1999 e a Bologna nel 2010.

Gina Lo Piparo

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