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Ora c’è il Fat Feminism: le femministe celebrano il sovrappeso e l’obesità

Sovrappeso e obesità diventano simboli di bellezza per il fat feminism, l’ennesima tendenza estrema che si sta pericolosamente diffondendo.

Si sta diffondendo a macchia d’olio l’ennesima tendenza estrema del femminismo, chiamata fat feminism: per le attiviste femministe adesso è bello essere sovrappeso o obese, da un punto di vista estetico, sessuale e persino salutare.

Sì, perché se è vero che la bellezza è soggettiva, la cosa che fa più paura è il fatto che Laura Brown, capofila di questa tendenza e autrice del libro “Fat Oppression and Psycotherapy”  ha detto che essere obese e sovrappeso va bene, perché così non si è depresse, anoressiche, bulimiche o ansiose.

La Brown si è basata su una corrente che era nata (ma prontamente si era esaurita) negli anni 70: già allora alcune attiviste volevano che le donne grasse fossero considerate come sane, sensuali, perfette e in salute senza alcuna necessità di perdere chili.

Peccato che siano state ben dimostrate le correlazioni tra diabete e problemi cardiocircolatori e sovrappeso e obesità, e che per questo il fenomeno fu messo a tacere. Ma si sa, le cattive abitudini non muoiono e per questo adesso il fat feminism è di nuovo in voga.

Poco importa delle conseguenze che sovrappeso e obesità portano con loro: per la Brown seguire il cammino del grasso significa “sfuggire dagli standard di bellezza dettati dalla società consumistica”, che per altro “opprime il diritto delle donne a essere grasse“.

Pare che addirittura si è messa in piedi una giornata internazionale contro la dieta, che metterebbe in pericolo l’identificazione della donna come creatura intelligente: se una donna vuole dimagrire per piacere allora è costretta a farlo per essere bella e dimostra di essere stupida. Così dicono.

Una cosa molto triste, che per altro ha ripercussioni non indifferenti della salute. Ma si sa, alle volte c’è poco da fare e le cause (perse) valgono più delle vite.

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