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Open Doors, Covid-19 aggrava le violenze contro le minoranze religiose

La denuncia di Porte Aperte/Open Doors.

«Comunità e minoranze religiose continuano a soffrire a causa di violenze basate sul loro credo. Atti violenti non accennano a diminuire, al contrario, la pandemia di Covid-19 e le sue conseguenze hanno solo inasprito le vulnerabilità di cui già precedentemente soffrivano comunità e minoranze religiose. Sono troppi i Paesi in cui individui sono regolarmente soggetti ad attacchi violenti a causa del loro credo religioso».

Lo denuncia Porte Aperte/Open Doors, in occasione della Giornata internazionale per le vittime di atti di violenza basati sul credo religioso, istituita dall’Onu, che si celebra domani.

«Nel nord della Nigeria, dove la legge islamica è in vigore e applicata su casi civili e penali, i cristiani (che rappresentano una minoranza nel nord) sono regolarmente soggetti ad atti di discriminazione e intolleranza religiosa. A causa del coronavirus queste discriminazioni sono aumentate ancora di più».

La onlus Porte Aperte, citata dal Sir, riporta «casi di discriminazione nella distribuzione di aiuti umanitari ai cristiani: ci sono casi nello stato di Kaduna che confermano che famiglie cristiane hanno ricevuto razioni di cibo sei volte più piccole rispetto alle famiglie musulmane».

Nella cintura centrale della Nigeria, dove violenza e aggressioni contro comunità di contadini prevalentemente cristiani sono all’ordine del giorno, «gli attacchi sono continuati tra l’impunità generale anche nei periodi di lockdown, durante i quali il governo nigeriano ha imposto restrizioni alla liberta’ di movimento dei suoi cittadini. Attacchi violenti si sono verificati soprattutto negli Stati di Kaduna e Plateau, dove l’esercito di solito interviene solo ore dopo che gli attacchi sono avvenuti».

Il 24 luglio, «allevatori Fulani hanno attaccato il villaggio di Zikpak (Kaduna del sud) e ucciso 10 persone, ferite circa 11 e bruciato 5 case. Le restrizioni governative hanno imposto ai nigeriani di restare a casa, ma in queste aree del Paese stare a casa vuol dire essere nel posto in cui si è più vulnerabili ad attacchi e le restrizioni, che non hanno di certo fermato gli aggressori, hanno impedito a cittadini innocenti di trovare rifugio altrove per salvare la loro vita». Partner locali hanno comunicato a Porte Aperte che cristiani sono stati accusati di aver causato o diffuso la pandemia in Burkina Faso, Niger e Somalia.

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