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Omicidio Marco Vannini: il pg chiede condanna a 14 anni per i Ciontoli

Il processo d'appello bis era stato disposto dalla Cassazione, che aveva annullato il primo giudizio di secondo grado chiedendo di riconoscere il reato di omicidio volontario con dolo eventuale.

Condanna a 14 anni di carcere per omicidio volontario: questo è quanto richiesto per la famiglia Ciontoli dal sostituto procuratore generale di Roma, Vincenzo Saveriano, nell’appello bis per la morte di Marco Vannini, avvenuta tra il 17 e il 18 maggio del 2015 a Ladispoli.

In subordine, il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto di ritenere solamente i familiari del principale imputato, che ferì a morte Vannini con un colpo d’arma da fuoco, responsabili di concorso anomalo (ai sensi dell’articolo 116 del codice penale) e di condannarli alla pena di 9 anni e 4 mesi di reclusione.
Il processo d’appello bis era stato disposto dalla Cassazione, che aveva annullato il primo giudizio di secondo grado chiedendo di riconoscere il reato di omicidio volontario con dolo eventuale.
«Una serie di menzogne, di condotte assurde e impensabili», ha dichiarato Saveriano nella requisitoria con cui ha chiesto la condanna dell’intera famiglia Ciontoli a 14 anni di reclusione. Il pg ha parlato di «un disegno programmato a cui tutti hanno aderito a costo di fare morire Marco. Reticenze, inoltre, hanno caratterizzato questo processo. La Cassazione indica ben 11 riferimenti a dimostrazione di una linea comune adottata da un intera famiglia per inquinare le prove».
Secondo l’accusa gli imputati «hanno mentito in continuazione allo scopo di evitare che il capofamiglia Antonio perdesse il posto di lavoro. Hanno fornito false informazioni ai sanitari scegliendo di rimanere inerti, per oltre una ora, e non attivare alcuna richiesta di soccorso mentre Vannini moriva dissanguato».
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