Cronaca

Omicidio Cerciello Rega, l’ammissione del collega: “In bermuda e disarmati”

Andrea Varriale, che era in servizio con Mario Cerciello Rega nella notte dell’uccisione, ha ammesso che la coppia non aveva con sé né armi né manette.

(di Walter Giannò) Sono emersi nuovi (e importanti) particolari sull’omicidio del vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso nella notte tra il 25 e il 26 luglio a Roma.

Innanzitutto, il militare era regolarmente di turno nella sera in cui è stato ucciso. In secondo luogo, sia la vittima che il collega Andrea Varriale erano disarmati.

Anzi, stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, Varriale ha ammesso al Procuratore che i due erano in borghese, in bermuda e senza tesserino, oltre che senza armi addosso.

Una dichiarazione non di poco conto perché smonterebbe la tesi secondo cui i carabinieri si sarebbero qualificati ai due turisti statunitensi.

Inoltre, Cerciello Rega nel marsupio che indossava non aveva neanche le manette. Al suo interno, infatti, sono state ritrovate le chiavi, una banconota, alcune monete e carte da gioco.

Varriale si è giustificato affermando che si trattava di una sera perlustrativa e, quindi, con gli abiti civili l’arma si sarebbe vista. Tuttavia, il regolamento militare è chiaro: i carabinieri devono essere sempre armati, anche durante i turni in borghese, altrimenti si corre il rischio della consegna.

Nell’ordine di servizio, infine, come riportato su Repubblica, era presente l’obiettivo del turno di sei ore da mezzanotte alle sei del mattino: «Pattuglia per prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio e spaccio di sostanze stupefacenti».

Per l’omicidio si trovano in carcere gli americani Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjort.

Walter Giannò

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