Gender

No atleti transgender in gare femminili: la lettera di oltre 300 atlete statunitensi

«Non vogliamo vedere i nostri risultati cancellati da individui con tutti i vantaggi atletici intrinseci che provengono da un corpo maschile»

Continua la diatriba attorno al Fairness in Women’s Sports Act, la legge dell’Idaho che chiede che le competizioni sportive, anche quelle per scuole superiori e università, siano suddivise sulla base del sesso biologico dei partecipanti, e non dell’identità di genere.

La National Collegiate Athletic Association ha ricevuto diverse richieste di boicottaggio dell’Idaho dall’American Civil Liberties Union, che si batte contro la legge ritenendola discriminatoria.

Dall’altra parte, la coalizione Save Women’s Sports appoggia pienamente il provvedimento, vedendolo invece come un atto di tutela nei confronti delle donne, discriminate da un’impari competizione con atleti biologicamente maschi.

La lettera di Save Women’s Sports

«L’equità per le atlete non dovrebbe essere un problema politico o di parte – si legge nella lettera inviata da oltre 300 atleti alla NCAA -. Noi atleti abbiamo opinioni diverse su molti argomenti, ma siamo uniti su questo fatto: proteggere l’integrità degli sport femminili è pro-donna, pro-equità e coerente con lo scopo e la promessa del Titolo IX».

«Crediamo fermamente che tutti dovrebbero avere l’opportunità di competere – prosegue il testo -, ma la vera parità atletica per le donne richiede che gli sport femminili siano protetti per le donne biologiche. La protezione dell’integrità degli sport femminili ha, per decenni, svolto un ruolo fondamentale nel porre rimedio alla discriminazione passata nei confronti delle donne e nel conferire loro il potere di raggiungere il loro pieno potenziale atletico».

La nuotatrice medaglia d’oro olimpica Donna de Varona, firmataria della lettera, propone la creazione di una categoria apposita per gli atleti transgender che vogliono gareggiare nelle competizioni femminili.

«Anche le migliori atlete al mondo perderebbero davanti letteralmente a migliaia di atleti di sesso maschile – compresi quelli che sarebbero considerati di secondo livello nella categoria maschile – in un qualunque giorno. La soppressione del testosterone non annulla questi vantaggi fisiologici. Non vogliamo vedere i nostri risultati atletici cancellati dai libri di storia da individui con tutti i vantaggi atletici intrinseci che provengono da un corpo maschile».

«Gli Americani non devono essere particolarmente politici o religiosi per credere che gli sport femminili debbano essere solo per le femmine biologiche adulte – dice Beth Stelzer, fondatrice di Save Women’s Sports -. Il buon senso e la scienza ci dicono che uomini e donne sono diversi. A causa di queste differenze, le ragazze e le donne meritano l’opportunità di competere, legare, allenarsi, soffrire e godere della vittoria senza la presenza di corpi maschili nelle loro competizioni o negli spogliatoi».

Gina Lo Piparo

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Gina Lo Piparo

Laureata in Scienze dell'antichità, ama la natura, i viaggi, la poesia, l'arte, la scrittura e Dio, fonte di tutte queste cose. Missionaria, crede nei valori cristiani, che intende come uno stile di vita concreto, reale e rivoluzionario.

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