Esteri

Nigeria, cristiani perseguitati: 10 anni dal primo scontro con Boko Haram

Il racconto dell'agenzia missionaria cristiana Porte Aperte

Sono passati più 10 anni dal primo scontro armato tra i seguaci del predicatore musulmano Muhammed Yusuf e le forze di sicurezza di Maiduguri, la capitale dello stato di Borno, in Nigeria. Uno scontro che ha causato la morte di 750 militanti di Boko Haram, tra cui lo stesso predicatore.

Da quel momento c’è stata un’escalation di violenza. La morte di Yusuf è stata considerata un martirio per la fede islamica. Un fatto che ha attirato l’interesse di molti giovani musulmani radicali, che in poco tempo si sono arruolati nel gruppo terroristico Boko Haram per combattere gli infedeli e costringere alla fuga, i cristiani del nord-est del Paese.

Nell’aprile 2014 Boko Haram rapisce centinaia di studentesse, per lo più cristiane, di una scuola di Chibok, un villaggio a nord-est del Paese. Il numero totale delle ragazze catturate è 252 mentre 100 di loro risultano ancora disperse.

Due anni dopo, Abu Mus’ab al-Barnawi, il figlio del predicatore Muhummed Yusuf, fondatore del gruppo terroristico Boko Haram diventa leader del gruppo nascente ISWAP, fazione di Boko Haram appoggiata dal mediorientale ISIS.

Nel 2018 l’Iswap rapisce Leah Sharibu e altre 103 studentesse della Scuola Secondaria di Dapchi. Qualche settimana dopo, le 103 ragazze vengono rilasciate mentre Leah, rifiutatasi di rinunciare alla fede in Cristo, viene trattenuta. Oggi manca ancora all’appello.

Dopo 10 anni dalla nascita del gruppo terroristico Boko Haram, Iswap è la più grande presenza dello Stato islamico, al di fuori del Medio Oriente. I suoi combattenti si stima che siano più di 3.000 e la loro ferocia, nonostante i funzionari nigeriani ne abbiano più volte dichiarato la sconfitta ha causato più di 7 milioni di vittime tra sfollati e persone che dipendono da aiuti umanitari.

Mentre l’intolleranza e la violenza di Boko Haram si diffonde anche al di fuori dei confini nigeriani, arrivando ai vicini Ciad, Niger e Camerun, Porte Aperte è impegnata nel fornire cibo, medicine, supporto per la cura dei traumi e seminari di preparazione alla persecuzione, ai cristiani colpiti.

Fonte: Porte Aperte Italia

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