Nigeria, continuano gli orrori dei Fulani islamici: pastore torturato per 14 giorni

di VoceControCorrente

Il pastore Elisha Noma è stato rapito il 14 agosto ed è stato rilasciato dopo 14 giorni di torture.

(Di Walter Giannò). Elisha Noma, pastore di Kaduna (Nigeria), è stato rilasciato in seguito al pagamento del riscatto da parte della sua famiglia e dei capi cristiani. È rimasto imprigionato per 14 giorni, detenuto dai pastori Fulani. È stato sottoposto a gravi violenze durante la sua detenzione e si trova in ospedale affinché siano curate le sue ferite.

Il rapimento è avvenuto il 14 agosto scorso: i pastori Fulani (islamici) avevano minacciato la sua famiglia e avevano rapito anche Emmanual, figlio di Elisha, rilasciato poco dopo che ha raccontato:

«I pastori, circa 20, hanno sparato verso casa nostra e hanno abbattuto le porte. Ci hanno portato fuori sotto la minaccia di una pistola e mi hanno rapito insieme a mio padre. Dopo due ore mi hanno rilasciato ma hanno chiesto 20 milioni di naire (la moneta nigeriana, quasi 50mila euro: n.d.r.) per la liberazione di Elisha, altrimenti sarebbe stato ucciso».

Durante la sua detenzione, il pastore è stato maltrattato: picchiato, bruciato, tagliato dai suoi rapitori che hanno telefonato alla famiglia durante le sessioni di tortura per costringerla a pagare il riscatto. Alla fine è stato pagato un riscatto di 3 milioni di naire (7500 euro). A Morning Star News il reverendo Joseph Hayab ha affermato:

«Ringraziamo Dio per le Sua Misericordia. Preghiamo Dio affinché intervenga nella calamità che sembra essere caduta su di noi come Nazione. Continueremo, inoltre, a chiedere al governo e alle forze di sicurezza di fare tutto ciò che è in loro potere per fermare l’aumento dei crimini nel Paese, in particolare l’ondata di rapimenti nello stato di Kaduna».

James Kantiyok, diacono della chiesa del pastore rapito, ha espresso il suo sollievo per la liberazione e ha ringraziato chi ha pregato:

«Non possiamo trattenere la nostra gioia per la sua libertà, nonostante tutto ciò che ha vissuto. Preghiamo tutti per il suo pieno recupero perché sta ricevendo cure mediche. Ringraziamo tutti voi per aver pregato con la famiglia e la chiesa».

Walter Giannò

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