Miss Monopoly: in commercio il gioco dove le donne guadagnano di più degli uomini

di VoceControCorrente

La Hasbro, la casa produttrice del famoso gioco, ha voluto così lanciare un messaggio sulla parità di genere negli stipendi. Ecco i dettagli del gioco, con nuove regole.

(di Lilia Ricca) È uno dei giochi di società più famosi al mondo. Chiunque, almeno una volta nella vita, avrà giocato a Monopoli per cercare di costruire la propria fortuna lasciandosi ispirare dal noto omino con baffoni bianchi e cappello a cilindro. Mister Monopoly cede il posto alla nipotina, Miss Monopoly, divenuta simbolo in queste ore della nuova versione del gioco lanciata negli Stati Uniti, e interamente dedicata alle donne e alla parità di genere.

Cambiamenti non solo nel tabellone che raffigura Miss Monopoly in maglietta, jeans e decolletè, al posto del nonno, ma anche nelle regole del gioco: le donne passando dal ‘Via’ possono ritirare dalla banca 240 dollari invece dei classici 200, mentre gli uomini si devono accontentare del solito stipendio. Invece di investire denaro nelle proprietà immobiliari facendo crescere case e alberghi, nella nuova versione i giocatori devono finanziare invenzioni innovative realizzate da donne che hanno lasciato un segno nella storia.

Troviamo, ad esempio, invenzioni come i biscotti con gocce di cioccolato di Ruth Graves Wakefield e Sue Brides, il giubbotto antiproiettile di Stephanie Louise Kwolek (inventrice del kevlar), il compilatore per computer di Grace Murray Hopper, il guinzaglio avvolgibile di Mary A. Delaney, le guaine contenitive di Sarah Blakely, e l’isolamento delle cellule staminali di Ann Tsukamoto, la macchina per gelato di Nancy Johnson, e il DNA scoperto da Rosalind Elsie Franklin. Invenzioni passate alla storia ma probabilmente sconosciute ai più.

«La versione femminile del Monopoly è stata creata per ispirare i giovani e i meno giovani, mettendo in luce donne che hanno sfidato lo status quo», spiega la Hasbro, casa editrice del gioco. Ma Ms. Monopoly è anche «il primo gioco in assoluto al mondo in cui le donne possono ottenere più degli uomini, un divertente gioco che crea un mondo in cui le donne godono dei vantaggi che generalmente vengono accordati agli uomini», continua. Tuttavia, sottolinea il produttore, ristabilendo un certo equilibrio: «Se gli uomini giocano bene le loro carte possono fare anche più soldi delle donne».

Intanto, per festeggiare il lancio della versione, al momento in prevendita solo negli Stati Uniti, ma presto disponibile in tutto il mondo, e per celebrare le donne che vi sono rappresentate, Hasbro ha premiato tre giovani imprenditrici e inventrici finanziando con 20.580 dollari i loro progetti.

Tre ragazze, di cui due americane e un’irlandese. La prima è Sophia Weng, di 16 anni, vive in Connecticut: la sua invenzione è uno strumento capace di predire l’apertura di voragini nel sottosuolo con un’accuratezza del 93%. La sua opera è prossima ad essere brevettata e messa a disposizione delle comunità della Florida soggette a questo fenomeno. Poi c’è Gitanjali Rao, di 13 anni, di Denver, che ha inventato un metodo economico e ultrarapido per rilevare la presenza di piombo nell’acqua potabile. Infine c’è Ava Canney, sedicenne irlandese, che ha inventato uno spettrometro capace di misurare la quantità di colorante presente nelle caramelle e nelle bevande gassate, in modo che il pubblico possa fare delle scelte informate sulla propria alimentazione.

I divari retributivi dovuti al sesso di appartenenza purtroppo non appartengono solo al passato. Ancora oggi gli uomini guadagnano mediamente molto di più delle donne. E Hasbro, con il Monopoly al femminile, vuole dare un buon esempio.

Non è la prima volta che la casa editrice interviene in modo significativo sui temi di attualità: all’inizio di quest’anno ha pubblicato il gioco di parodia ‘Monopoly Socialism‘, che ha permesso ai giocatori di guadagnare un ‘salario vivente’ di 50 dollari piuttosto dei soliti 200. Mentre nel 2018 l’azienda ha lanciato ‘Monopoly for Millennials‘, che ha preso in giro gli stereotipi dell’avocado e del veganismo.

Lilia Ricca

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