Minacce di morte e odio al prete giornalista: “Tua madre doveva abortirti, ti abortiremo noi prete di m….”

di VoceControCorrente

Don Davide Imeneo, direttore de L’Avvenire di Calabria, ha ricevuto minacce da un gruppo Lgbt identificato con la sigla ‘Riscossa Arcobaleno’ e si chiede: “Domandare al sindaco se i diritti hanno lo stesso peso, a chi può dar fastidio?”

(di Nausica Della Valle) Il fatto è accaduto a Reggio Calabria dove il sacerdote Davide Imeneo, direttore del giornale arcidiocesano L’Avvenire di Calabria, ha trovato nella cassetta della posta un foglio con la scritta: «Tua madre doveva abortirti, ti abortiremo noi prete di m…».

In occasione del gay Pride, organizzato dalla comunità Lgbt, che si è tenuto il 29 luglio scorso nella città dello stretto con oltre 500 persone provenienti da tutta Italia, don Davide si è opposto all’evento con alcune frasi rivolte al primo cittadino del Partito Democratico Giuseppe Falcomatà attraverzo un pezzo scritto dallo stesso direttore, dove ha accusato il sindaco di avere «una doppia morale sui diritti» (rilevando che il Sindaco di Reggio Calabria aveva attaccato un’iniziativa pro famiglia naturale) e di avere usato a sproposito, commentando la sua partecipazione al Pride sui social, uno slogan di un noto prete reggino («nessuno escluso, mai», riferito dal sacerdote ai ‘pazzi’ che, negli anni ’80, liberò dai manicomi).

Nell’articolo de L’Avvenire di Calabria non vi era nessuna frase discriminatoria verso le persone omosessuali, né sugli organizzatori del Gay Pride reggino. Nessun giudizio sulla comunità Lgbt. Soltanto richieste di chiarimenti al sindaco sugli impegni politici a favore delle famiglie numerose, dei giovani ‘in fuga’ dalla Calabria e dei loro genitori spesso costretti a emigrare anche loro per l’assenza di un posto di lavoro.

Il giorno successivo, una buona parte dei giornali locali aveva ripreso la notizia senza tradirne il significato autentico. Tutti tranne l’unica testata online nazionale che si è interessata al caso, il portale di riferimento della comunità Lgbt Gaynews.it che, oltre a omettere alcune parti dell’articolo, ha voluto attaccare direttamente uno degli autori dello stesso, ossia don Imeneo.

Don Davide, aveva comunicato un pensiero nella sua funzione di giornalista e portavoce dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, nella speranza di un approccio di dialogo sui problemi del territorio e di avere escluso dalle priorità dell’Amministrazione reggina le vere emergenze, come la fuga dei giovani dalla città, che sta provocando una emorragia demografica, la situazione sociale dei papà divorziati, i genitori costretti a emigrare dalla Calabria per potere fare studiare i figli, il disagio abitativo che molte famiglie reggine vivono e la mancanza di aiuti alle famiglie numerose, dimenticati dall’amministrazione Pd, ma è passato al tritacarne dei social network con numerose condivisioni e commenti di offese e ingiurie al sacerdote.

Il sindaco Falcomatà ha preferito non replicare. Resta l’amarezza da parte di don Imeneo e della redazione di aver subito degli attacchi strumentali e volti a intimidire la propria attività giornalistica. Sul caso indaga la Questura di Reggio Calabria.

Nei giorni successivi cinque consiglieri, tra cui il vicepresidente, dell’Arcigay di Reggio Calabria, hanno rassegnato le proprie dimissioni dal Consiglio direttivo. Il motivo sta in una lunga riflessione sulla linea politica dell’associazione, unita alle «voci che si sono levate, peraltro condivisibili, che hanno chiesto come sia possibile parlare di diritti in una città dove non vengono garantiti i servizi minimi e si attendono posizioni chiare sulle politiche sociali, come sottolineato da don Davide Imeneo de L’Avvenire di Calabria». Così si è pronunciata la nota stampa d’addio dei cinque dimissionari in netta contrapposizione con la rilettura fornita da Gaynews.it. Le continue reazioni a catena e la strumentalizzazione del Pride reggino, crea divisione. Soprattutto nella comunità Lgbt.

La prima verteva sulle intenzioni politiche del Sindaco: «può dirci pubblicamente se sostiene anche le posizioni più progressive dei soggetti promotori che sfilavano accanto a lei, quali l’adozione e l’affido dei figli alle coppie omosessuali?».

Rilevando che lo stesso sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali, ripetutamente, si sono dichiarati cattolici, la seconda domanda chiedeva perché i diritti non hanno lo stesso peso.

Don Imeneo, infatti, ha accusato il sindaco reggino di avere fatto sua l’agenda Lgbt e di avere escluso dalle priorità dell’Amministrazione reggina le vere emergenze, come la fuga dei giovani dalla città, che sta provocando una emorragia demografica, la situazione sociale dei papà divorziati, i genitori costretti a emigrare dalla Calabria per potere fare studiare i figli, il disagio abitativo che molte famiglie reggine vivono e la mancanza di aiuti alle famiglie numerose, dimenticati dall’amministrazione Pd.

Sentito da Il Giornale, il portavoce dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova don Imeneo ha spiegato che l’intento dell’Arcidiocesi era quello di «smascherare la doppia morale della politica, che strumentalizza i Pride ma che, alla prova dei fatti, è carente sul fronte dei diritti, di tutti i diritti. Ovviamente L’Avvenire di Calabria proseguirà indisturbato le proprie inchieste, la prepotenza non può spegnere la voce di chi è chiamato a raccontare la verità».

Don Imeneo si è lamentato anche della manipolazione del richiamo al Sindaco operata dal portale Gaynews.it. «Oltre a omettere alcune parti dell’articolo, ha voluto attaccarmi direttamente», scatenando «commenti recanti gravi offese personali nei miei confronti».

Intanto, il Vice Presidente (Gianluca Orefice) e tre Consiglieri del Comitato Arcigay ‘I Due Mari’ (Giorgia Garreffa, Silvio Nocera, Valeria Cucèi) di Reggio Calabria, non riconoscendosi più nella linea politica che ha imboccato il comitato, e non condividendone più strategie e metodi, si sono dimessi dai loro incarichi.

Nausica Della Valle

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