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Meno ansia e depressione nei bambini che credono in Dio

Un bambino non stimolato a credere può soffrire di ansia e depressione. Lo sostiene la psicoanalista ebrea Erica Komisar in un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, invitando i genitori a incoraggiare la fede in Dio tra i figli anche se entrambi sono atei o agnostici.

L’esperta sostiene che gli studi fin qui svolti indicano un legame tra il culto religioso e una salute mentale migliore, nonché un più alto «senso della missione». Ci sono anche prove di un minor consumo di droghe e di attività sessuale tra gli adolescenti religiosi.

«Come terapeuta, mi viene spesso chiesto di spiegare perché la depressione e l’ansia siano così comuni tra i bambini e gli adolescenti. Una delle spiegazioni più importanti – e forse la più trascurata – è il calo dell’interesse per la religione. Questo cambiamento culturale si è già rivelato disastroso per milioni di giovani vulnerabili. I bambini o gli adolescenti che hanno riferito di aver frequentato una celebrazione religioa almeno una volta alla settimana hanno ottenuto punteggi più alti nelle misurazioni del benessere psicologico con minori rischi di malattie mentali», ha spiegato la psicoanalista.

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«La frequenza settimanale è stata associata – ha aggiunto – a tassi più elevati di volontariato, senso di missione, perdono e minori probabilità di consumo di droghe e di iniziazione sessuale precoce».

Per alcuni genitori, incoraggiare la fede nei loro figli può significare dover mentire ma la dott.ssa Komisar ha sostenuto che un sistema di credenze religiose è più utile per i bambini rispetto a una visione del mondo non religiosa, in particolare quando si tratta di affrontare la morte.

«Credere nel Paradiso aiuta i più piccoli ad affrontare una perdita tremenda e incomprensibile. In un’epoca di famiglie distrutte, genitori distratti, violenza scolastica e rischi da riscaldamento globale, l’immaginazione gioca un ruolo importante nella capacità dei bambini di far fronte a tutto questo», ha aggiunto Komisar, spiegando che le pratiche religiose o spirituali possono insegnare la consapevolezza ai bambini, nonché un «senso di presenza fisica ed emotiva necessaria per la salute mentale».

Fonte: ChristianToday.com

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