Gender

Medaglia d’oro olimpica: “No ai transgender nelle gare femminili” e spiega il perché

Secondo una ex medaglia d’oro olimpica britannica non bisognerebbe consentire agli atleti transgender di competere con le donne. Ecco perché.

Mary, ora Lady Peters, che ha vinto l’oro nel pentathlon femminile nel 1972 a Monaco di Baviera, ha affermato che gli uomini che si identificano nel sesso opposto non possono «competere su un piano di parità» con le donne.

L’ex atleta si unisce così a un lungo elenco di sportivi preoccupati del fatto che consentire agli uomini transgender di competere con le donne sia iniquo.

La Peters ha affermato:

«Se un uomo diventa una donna ha ancora il testosterone nel corpo e questo può determinare una disuguaglianza nelle prestazioni».

Lady Peters ha anche tracciato dei confronti tra i livelli più elevati di testosterone presenti negli uomini biologici con l’uso diffuso delle iniezioni di testosterone da parte della Germania orientale negli anni 70 e 80.

La campionessa olimpica ha ricordato: «Gli allenatori della Germania dell’Est incoraggiavano le ragazze a doparsi perché pensavano soltanto al successo».

Lady Peters così si affianca al pensiero di altre sue colleghe olimpioniche britanniche come Sharron Davies e Dame Kelly Holmes che hanno espresso preoccupazioni simili.

Nell’aprile scorso la Davies ha scritto: «Una donna con la biologia femminile non può competere: è un piano di gioco ingiusto e inutile», aggiungendo che «il motivo per cui ci sono gare maschili e femminili e perché uomini e donne sono biologicamente diversi».

Debbie Hayton, che è nato maschio e si è sottoposto a un ‘cambio di sesso’ da adulto, ha affermato che si mantengono le caratteristiche del genere sassuale della nascita, rendendo così non solo ingiusta ma anche pericolosa l’inclusione dei transgender nelle gare sportivi femminili.

Hayton ha anche affermato che gli uomini ‘in transizione’ «dovrebbero competere contro e al fianco degli uomini», sottolineando che lo «sport femminile va lasciato alle donne».

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