Esteri

Mali, nuovo attacco dei pastori fulani a un villaggio: 27 morti

Diversi uomini armati che hanno fatto irruzione a bordo di motociclette

Sono almeno 27 civili sono morti nella regione di Mopti, nel Mali Centrale, in un attacco condotto da uomini armati che hanno fatto irruzione a bordo di motociclette in diversi villaggi abitati da popolazione di etnia dogon nei pressi del confine con il Burkina Faso.

Secondo quanto riferito da fonti della sicurezza citate dai media locali, gli assalitori provenivano da una vicina città abitata da fulani. Le violenze tra le due comunità sono aumentati nel corso dell’ultimo anno.

Quest’anno, nel Mali centrale, a causa del deterioramento della situazione della sicurezza, sono morti 580 civili. A lanciare l’allarme il mese scorso è stato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet.

Secondo Bachelet, le violente controversie tra le comunità peul (fulani) e dogon sono aumentate negli ultimi mesi e dall’inizio dell’anno la Missione multidimensionale di stabilizzazione integrata in Mali (Minusma) ha documentato 83 episodi di violenza avvenute nel Mali centrale.

Le milizie della comunità peul, composte principalmente da pastori, sono state responsabili di almeno 71 di questi episodi di violenza, provocando la morte di 210 persone, mentre quelli della comunità dogon, che sono principalmente agricoltori e cacciatori, sono artefici di 12 attacchi, causando almeno 82 morti. Inoltre, diversi individui sono stati rapiti e costretti a unirsi alle milizie.

Queste violenze comunitarie vengono anche alimentati e strumentalizzati da Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), dallo Stato islamico nel Grande Sahara (Isgs), dal Gruppo a sostegno dell’Islam e dei musulmani (Gsim) e da altri gruppi armati simili o affiliati, che spesso utilizzano la violenza intercomunale per reclutare membri nei loro ranghi.

Secondo i dati in possesso dell’Ufficio dell’Alto rappresentante Onu per i diritti umani (Ohchrc), dall’inizio dell’anno questi gruppi armati sono stati responsabili di 105 violazioni dei diritti umani nella regione di Mopti, tra questi ci sono 67 omicidi.
Inoltre, i membri delle forze di difesa e sicurezza maliane inviati nell’area per contrastare la violenza basata sulla comunita’ e i gruppi armati sono spesso essi stessi coinvolti in violazioni dei diritti umani, colpendo principalmente i membri della comunità peulh.

Finora quest’anno la divisione Diritti umani e protezione ha documentato 230 esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie attribuite a membri delle Forze di difesa e sicurezza maliane nelle regioni centrali di Mopti e Segou, di cui 47 avvenute solo nel marzo 2020 e attribuite alle forze di difesa e sicurezza maliane che presumibilmente agiscono sotto il comando della Forza congiunta del gruppo dei cinque per il Sahel.

LA DENUNCIA DELL’ALTO COMMISSARIO BACHELET

«Tutte queste violazioni e abusi – denuncia l’Alto commissario Bachelet – sono stati perpetrati in un contesto di enorme impunità, mentre la mancanza di responsabilita’ continua a erodere la fiducia della popolazione nelle istituzioni statali, con la popolazione che si affida alle milizie e ai gruppi armati per fornire sicurezza».

«Il circolo vizioso – continua Bachelet – degli attacchi di ritorsione tra le milizie Dogon e Peulh, unito alle violazioni e agli abusi commessi dalle forze di difesa e sicurezza maliane e dai gruppi armati, ha creato una situazione di insicurezza cronica per la popolazione civile, che non e’ in grado di contare sul protezione delle forze maliane. Questo deve finire».

«Il governo e le forze nazionali – sottolinea Bachelet – dovrebbero ripristinare l’autorità statale in tutto il paese e offrire pace, sicurezza e protezione alla popolazione. Questo ambiente protettivo puo’ essere possibile solo se l’impunita’ termina e tutti gli autori, inclusi alcuni membri delle forze di difesa e di sicurezza, sono ritenuti responsabili delle loro azioni. Le persone hanno bisogno di giustizia, risarcimento e riparazioni».

«Chiedo alle autorità maliane – conclude Bachelet – di avviare indagini rapide, approfondite, imparziali e indipendenti su tutte le presunte violazioni e violazioni dei diritti umani e di assicurare che siano istituiti adeguati processi di responsabilità. Questo è l’unico modo per invertire questa tendenza alla violenza continua». (GV).

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