Esteri

Malesia esclusa dall’organizzazione dei Paralimpici per discriminazione

Un rifiuto diventato un caso internazionale e un provvedimento immediato: la Malesia è esclusa dall’organizzazione dei Paralimpici per aver ostacolato la partecipazione della squadra nazionale di nuotatori israeliana.

Già da qualche giorno si è acceso il dibattito su questa decisione ghettizzante: la Malesia, infatti, ha sbarrato le porte agli atleti di Gerusalemme, rendendo dapprima difficoltosa e poi impossibile la concessione del visto, obbligatorio per partecipare alle  Paralimpiadi 2020 di Tokyo.

La Malesia non ha nessun tipo di rapporti con Tel Aviv e aveva dichiarato che il motivo del bando degli atleti israeliani era la solidarietà con il popolo palestinese.

Una motivazione che si scontra con gli intenti dei giochi paralimpici, che vogliono essere del tutto inclusivi e lanciare un messaggio di armonia globale.Le autorità malesi hanno scelto in totale autonomia di non concedere il visto agli atleti, cosa che l’ente a capo dello sport paralimpico internazionale ha definito un grave caso di discriminazione.

Così il Comitato Paralimpico Internazionale ha stabilito che la  Malesia è esclusa dall’organizzazione dei Paralimpici. Adesso il Comitato è alla ricerca di una nuova location, che dovrebbe comunque rispettare le date previste: dal 29 luglio al 4 agosto.

La decisione è stata presa e subito comunicata il 27 Gennaio, proprio la Giornata della Memoria: una scelta non casuale, che sottolinea il totale diniego verso qualsiasi tipo di intolleranza e di discriminazione.

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