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Mafia, i commercianti del Borgo Vecchio di Palermo si ribellano al racket: 20 arresti, nomi e foto

Dopo anni di silenzio i commercianti del Borgo Vecchio denunciano i loro estortori

Dopo anni di silenzio i commercianti del quartiere Borgo Vecchio di Palermo si sono ribellati al racket: 20 tra boss, gregari ed esattori del clan sono stati fermati dai carabinieri.

Paolo Alongi

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Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, ai furti e alla ricettazione, tentato omicidio aggravato, estorsioni e danneggiamenti.

Mafia, 20 arresti a Borgo Vecchio

L’operazione ha permesso di individuare il nuovo reggente della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio in Angelo Monti, il quale si è reso protagonista della riorganizzazione degli assetti della articolazione mafiosa, affidando posizioni direttive ai suoi uomini di fiducia, individuati in:

– Girolamo Monti, fratello del reggente e suo “alter-ego”, con cui Angelo Monti aveva già diretto, sino al loro arresto del 2007, la stessa famiglia;

– Giuseppe Gambino, il quale aveva il compito di tenuta e di gestione della cassa della famiglia, di controllo dell’andamento delle attività illecite e di filtro tra lo stesso Angelo Monti e il gruppo operativo che materialmente si occupava della commissione dei reati fine dell’associazione;

– Salvatore Guarino, già condannato – in via definitiva – per associazione di tipo mafioso, il quale si avvaleva di Giovanni Zimmardi, Vincenzo Vullo e Filippo Leto per organizzare e commettere materialmente le attività estorsive, per conto della famiglia mafiosa, nei confronti dei commercianti e degli imprenditori operanti nella zona di riferimento;

– Jari Massimiliano Ingarao (nipote di Angelo Monti) il quale ricopriva il ruolo di referente, per conto dell’organizzazione mafiosa, nel settore del traffico di sostanze stupefacenti. Per tale scopo Jari Ingarao si avvaleva dell’ausilio materiale dei fratelli, Gabriele e Danilo.

Mafia a Borgo Vecchio, le intercettazioni

 

Oltre 20 le estorsioni accertate nel corso dell’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal Procuratore Francesco Lo Voi, 13 delle quali scoperte grazie alle denunce spontanee delle vittime. In 5 casi invece i commercianti hanno ammesso di pagare dopo essere stati convocati dagli inquirenti. L’indagine che ha portato ai fermi è la prosecuzione di inchieste passate sul mandamento mafioso di Porta Nuova e, in particolare, sulla famiglia mafiosa di Borgo Vecchio.

“L’operazione condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura della Repubblica con grande professionalità dimostra come sia necessario non abbassare la guardia contro una vitalitaà mai sopita delle cosche. Dimostra anche che lo Stato può essere in grado ed è in grado di proteggere chi decide di ribellarsi al pizzo e alla violenza. Che, come giustamente sottolineato dai vertici dei carabinieri, lo Stato sa tutelare chi decide di esporsi contro il ricatto mafioso”. Lo dice il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, commentando l’operazione antimafia che ha portato a venti persone fermate.

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