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M. L. King, la figlia: “Nostra madre ci disse di non odiare l’assassino”

Era il 4 aprile 1968 quando venne assassinato Martin Luther King. Ogni suo gesto era fondato sulla Bibbia

Quattro aprile 1968. È Walter Cronkite nel notiziario della sera della CBS ad informare il popolo americano che Martin Luther King, l’apostolo della non violenza, era stato ucciso a Memphis. In quel momento davanti la televisione c’era anche la famiglia di King tranne Bernice, la figlia più piccola, che da poco aveva compiuto 5 anni.

«Non ricordo nulla di quel 4 aprile. Avevo solo 5 anni. Posso condividere quello che ho ricostruito a partire da quello che mi hanno raccontato. Certamente dormivo quando arrivò la notizia dell’assassinio. Mia sorella Yolanda e mio fratello Martin invece la sentirono alla televisione. Lei chiese a mia madre: «Devo odiare la persona che ha ucciso mio padre?». E mia madre disse subito: «No».

«Poi il giorno dopo, il 5 aprile, mia madre andò a prendere il corpo di mio padre a Memphis e lei tornando ad Atlanta, si rese conto sull’aereo dove ci aveva portato con sé, che a me non aveva ancora detto niente. Allora mi prese e mi disse: «Tuo papà è andato a vivere con Dio e non potrà più parlare con te».

Funerale Martin Luther King
Funerale Martin Luther King

Il funerale si celebrò il 9 aprile e in quell’occasione Coretta King volle che fosse riprodotto un sermone del marito registrato un paio di mesi prima proprio in quella chiesa.

«In quel sermone parlava del suo funerale. E diceva: «Quando verrà la mia ora non voglio un funerale lungo, non parlate troppo». Diceva di ricordarlo come un tamburo maggiore che ha suonato per la pace, la giustizia e i diritti umani.

«Quando partì quella riproduzione io cominciai a guardarmi tutto intorno perché sentivo la voce di mio padre».

Bernis in quei giorni sapeva solo di aver perso il suo papà. La consapevolezza di quel che aveva perso il mondo venne più tardi.

«Quando avevo 16 anni frequentavo il gruppo giovanile della mia parrocchia. Ero la presidente. Allora proposi di guardare il documentario ‘Montgomery to Memphis’. Io l’avevo già visto un sacco di volte. Ma questa volta in particolare alla fine del documentario davanti alle immagini del funerale di mio padre cominciai a piangere per la prima volta. E piansi per due ore. Perché mi resi conto davvero di cosa mio padre aveva provato a fare».

Martin Luther King

«La nostra famiglia è stata chiamata. È stata chiamata alla lotta per la libertà. Mio padre chiaramente nel ruolo di pastore e di profeta. Ogni cosa che lui ha fatto era radicata in questo. Ogni sermone pronunciato, ogni messaggio lanciato, tutto era fondato sulla Bibbia. Per questo quando la sua fede divenne motivo di contrapposizione, lui potè essere il più coraggioso possibile perché sentiva che Dio era con lui. E per lui. E anche quando nessuno lo capiva lui voleva essere sicuro che ciò che faceva fosse coerente con la volontà di Dio».

Lilia Ricca

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