L’omofobia non esiste, così come l’orgoglio gay

di VoceControCorrente

Una riflessione sul rapporto tra la nostra società e l’omosessualità.

Insultare una persona che si dichiara omosessuale è ridicolo quanto insultare discriminare, una persona perché ebreo, una persona di colore, una donna, un meridionale, un diversamente abile, un obeso.
E questo semplicemente perché la dignità e il valore assoluto di una persona non dipendono dai suoi gusti sessuali, dal suo credo religioso, dal colore della sua pelle, dal suo sesso, dalla sua provenienza geografica, dalle sue capacità fisiche e mentali, dalla sua patologia.
Tali diritti sono già sanciti dalla nostra Costituzione e difesi dalle nostre normative.
Sarebbe però altrettanto ridicolo, se non fosse drammatico, continuare a parlare di omofobia. Ridicolo perché sarebbe come continuare a parlare di nero-fobia, religio-fobia, meridiono-fobia, cicciono-fobia.
Drammatico perché dietro al neologismo “omofobia” si nasconde, in realtà, la volontà di impedire la libertà di espressione di idee diverse in tema di famiglia naturale e diritti dei bambini.
Nel linguaggio medico una “fobia” può essere eventualmente considerata una malattia in quanto manifestazione psico-patologica di irrazionale e persistente paura di situazioni, attività, oggetti, animali e persone che nei casi più gravi può rappresentare una grave limitazione nella vita del soggetto “fobico”. Dal punto di vista giuridico, però, in nessun caso una fobia può essere ritenuta un reato.

In verità, chi accusa altri di omofobia non vuole semplicemente affermare pari dignità e valore di una persona a cui piacciono quelli dello stesso sesso rispetto a quelli a cui piacciono persone di sesso opposto, (la qual cosa è già tutelata dalle normative vigenti e da tutte le persone di buon senso), ma vuole arrogarsi il diritto di imporre un preciso modello di società, negando il diritto di opporsi a chi la pensa diversamente, impedendogli, magari con una legge apposita, di esprimere idee diverse. Nella realtà l’omofobia non esiste.
Io credo nella meraviglia di ogni essere umano e di ogni sua emozione, suggestione intuizione, ingegno e intelletto e nella salvaguardia di ogni singola persona come patrimonio dell’umanità.

Credo però fermamente in una società fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, uniti e complementari in un amore fecondo, potenzialmente genitori perché insieme naturalmente capaci di generare figli.
E soprattutto credo nel diritto di poter esprimere liberamente le mie opinioni.
Una cosa è la scelta di due uomini o di due donne di vivere insieme, altra cosa è il matrimonio e tutto ciò che esso comporta.
La differenza è sostanziale e in gioco ci sono le fondamenta stesse sulle quali si regge l’essenza stessa dell’intera storia dell’umanità.
Il matrimonio tra due persone presuppone il diritto di provare a generare figli e quello di provare ad adottarne.
Se due uomini o due donne contraessero matrimonio, vorrebbero giustamente veder loro riconosciuti questi diritti basilari. E siccome la natura ha disposto che due persone dello stesso sesso non possono generare un’altra persona, per la qual cosa sono invece necessari, insieme, il seme di un uomo e l’ovocita di una donna, ecco che a quel punto le uniche strade percorribili per soddisfare quei diritti sarebbero l’adozione di un bimbo già nato oppure l’affitto di un utero di una donna (se gli sposi fossero due uomini) o l’acquisto di uno spermatozoo (in caso gli sposi fossero due donne).

Molti sostenitori del matrimonio tra persone dello stesso sesso rimproverano (è un eufemismo) chi la pensa diversamente di voler sindacare su diritti altrui.
In realtà, così presi dai propri presunti diritti, questi finti progressisti non vedono, o meglio, fanno finta di non vedere che il primo diritto ad essere calpestato è proprio quello di ogni bambino ad avere una mamma e un papà.
E per soddisfare il proprio desiderio, sarebbero disposti perfino a negare a quei bambini questo naturale diritto, dimostrando così di considerarli come cose da possedere e non come persone da amare.

La posta in questa battaglia è altissima. Qui è in gioco il diritto alla libertà di poter continuare a esprimere le nostre idee su che tipo di società vogliamo costruire e su che tipo di mondo vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi su questa Terra.
E io voglio continuare ad avere il diritto di dire e di scrivere che la cellula fondante della società è la famiglia costruita sull’unione di un uomo e di una donna, che nasciamo tutti da un padre e una madre, che crescere con una mamma e una papà non è propriamente la stessa cosa che crescere con ”due mamme” o “due papà”, che i bambini non si comprano strappandoli appena nati dal petto della mamma naturale, che gli uteri non si affittano perchè le persone non sono oggetti e le donne non sono incubatrici.

Se oggi ci rassegniamo ad essere chiamati “omofobi” perché sosteniamo l’idea che l’unico matrimonio possibile sia quello tra un uomo e una donna, domani ci chiameranno “plurifobi” quando vorranno farci accettare il matrimonio a più persone ( il “poliamore” di cui già oggi si sente vagheggiare, il matrimonio, ad esempio, tra due uomini e tre donne o due donne e tre uomini) e dopodomani potrebbero chiamarci “speciofobi” se rifiuteremo l’idea che una donna possa unirsi in matrimonio con il proprio cane e un uomo convolare a nozze con la propria scimmia.

Giuseppe Focone

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