Economia

Lockdown e “fase 2”: è possibile garantire una ripresa della nostra economia?

Salvare il popolo italiano è adesso una priorità, è solo una questione di "soldi".

Le tappe per intraprendere la risalita dalla profondità in cui ci ha portato il coronavirus sono state stabilite.

Il 4 e il 18 maggio rappresentano l’inizio della ripresa, ma si è capito che per tornare alla completa “normalità” il percorso sarà ancora lungo.

Questo primo tentativo, poiché di esperimento si parla, servirà anche a verificare l’effetto della riduzione del lockdown. Perché se i contagi dovessero rialzarsi, come del resto accaduto nella città di Harbin in Cina e in altre località nel mondo, gli effetti sarebbero ancora più latenti, e le previsioni per ritornare alla normalità sarebbero a quel punto inquietanti.

Non c’è dubbio che dal punto di vista sanitario l’emergenza è attualmente contenuta, ma vi sono timori che le future misure di spostamento autorizzate dall’ultimo DCPM possano pregiudicare gli sforzi fatti finora. Allo stato attuale, in Italia ci sono oltre 105 mila casi accertati tra ricoveri e isolamento forzato, e per quanto nelle prossime settimane i numeri scenderanno, va ricordato che l’8 marzo, il giorno in cui l’Italia è stata interamente dichiarata zona rossa, i contagiati erano solo 7.375.

Rapportando questi dati, viene da pensare che basterebbero le sole azioni sfrontate di pochi, ipotesi assolutamente da non poter escludere, a far precipitare tutti nuovamente nel caos. Come anche ammette l’OMS, mettendo in guardia dal pericolo di nuovi focolai tutti gli stati che pensano già di entrare nella “fase 2”.

Molta gente è comunque stanca di stare chiusa in casa, tantoché, il bisogno di riprendere presto le vecchie abitudini, sta perfino dividendo l’opinione pubblica: tra chi per desiderio di uscire trascura il rischio di essere contagiato, non comprendendo ancora che non ritroverà il mondo per come lo aveva lasciato, e chi, invece, teme più il rischio di contrarre il virus preferendo stare a casa, perché non riesce a tralasciare il fatto che da nord a sud l’Italia ad oggi piange oltre 27 mila cari scomparsi per via del coronavirus. E per quanto il governo abbia ostentato scrupolosità, rimane il fatto che far rimettere il naso fuori casa, seppur limitatamente, lascia apparire il “lungo lockdown vissuto” come qualcosa di eccessivo.

Allora perché azzardare adesso la “riapertura” pur se in modo limitato, rischiando di mandare in fumo tutti i sacrifici fatti?

La decisione maturata dal governo è chiaramente scaturita dalla pressione di milioni di italiani che non riescono più a stare segregati in casa e dalla paura che la maggior parte della popolazione ha di non potercela più fare economicamente.

Per questa ragione il governo ha tutta la premura di riavviare il motore produttivo del paese riaprendo gradualmente le attività, perché sa bene che la crisi economica potrebbe essere un rischio altrettanto letale per l’Italia.

A differenza del fronte sanitario, dove si attende prima o poi l’arrivo di un vaccino che sconfigga definitivamente il coronavirus, per vincere la crisi economica non arriveranno purtroppo vaccini, e per il governo è arrivato il momento di concentrarsi assennatamente su questa emergenza finanziaria.

Non sappiamo, però, a quali retroscena assisteremo nel tentativo di rimettere tutto in funzione, perché il lockdown, nel frattempo, ha gravemente indebitato e compromesso la vita di centinaia di migliaia di attività commerciali lungo tutta la penisola.

Le prospettive sembrano davvero drammatiche, perché molte aziende non hanno la forza economica di riprendersi da questo letargo forzato, e saranno soprattutto le piccole e medie imprese a rischiare, facendo perdere i salari a milioni di impiegati.

Ecco perché nessuno deve azzardarsi ad urlare: ‘Si salvi chi può’. Dev’essere chiaro ed imperativo che per salvare tutti occorrerà un grande sforzo dello Stato, quanto della nazione intera.

Ogni italiano, nelle proprie possibilità che ha, è chiamato ad affrontare questa crisi come non ha mai fatto prima d’ora, e mai come ora, l’inno di Mameli ci ricorda che siamo tutti fratelli di questa Italia da sempre conquistata ora di questi ed ora di quelli usurpatori.

L’obiettivo è dunque di “salvare tutti”, ma proprio tutti. Lo sforzo del popolo italiano dovrebbe quindi iniziare dallo smettere di offendersi nei vari social schierandosi e discriminandosi nell’essere a favore o contro le decisioni che attua il governo.

Il periodo in cui stiamo per entrare richiederà una solidarietà talmente forte che dovrà permettere ad ognuno dei 60 milioni di italiani di sopravvivere. E questo potrà accadere solo se tutti rimaniamo uniti a tifare Italia, proprio come durante la finale di Berlino del 2006, anzi, questa volta lo dovremmo fare ancora più forte.

Perché entrare divisi nell’ipotetico tunnel della crisi, a cui tra poco potremmo accingerci, non farà altro che peggiorare le cose recando danno solo a noi stessi. In tutto questo, il governo cosa potrebbe fare per evitare questa catastrofe economica?

In attesa che si trovi un vaccino, il rischio potrebbe essere di ricadere più e più volte in lockdown. Ma anche se non accadesse, per tornare presto alla normalità, bisognerebbe a questo punto attuare una vera e propria battaglia contro il coronavirus.

Le misure contenitive dovrebbero rimanere alte, e, allo stesso tempo, prevedere una massiccia pianificazione di tamponi a tappeto per tutta la nazione.

Parallelamente, attuare una politica di sussistenza adeguata “per tutti” coloro che in questo momento sono in grave difficoltà economica.

Per capire quale potrebbe essere l’aiuto economico più adeguato, occorrerebbe rivedere l’aiuto finora dato; come ad esempio a coloro che possiedono una partita Iva.

Le 600 euro, per chi le ha ricevute, presumo che non siano bastate nemmeno per pagare l’affitto che il padrone di casa avrà inderogabilmente preteso. Chi poi possiede una famiglia di quattro persone, c’è da chiedersi come avrà fatto a sperare questo periodo.

Le statistiche ISTAT sanno bene quando incide il costo della vita per ogni cittadino. Per tale motivo, andrebbero da subito sospesi i pagamenti di qualsiasi affitto (sia di abitazione che commerciale), stessa identica cosa per i mutui, per qualsiasi finanziaria e leasing.

Basterebbe poi ricorrere “all’indice nazionale dei consumi” che mostrerebbe chiaramente la fotografia di quanto spendono per vivere gli italiani.

Focalizzandosi solo sugli acquisti di prima necessità, si capirebbe che per permettere alle famiglie italiane di sopravvivere durante la quarantena, basterebbe che lo Stato desse 300,00 euro per ogni persona al mese. Volendo poi mettere in conto anche il costo di qualche imprevisto, soddisferebbero 350,00 euro a persona (da zero a 99 anni).

Tuttavia, parliamo di più di 14 miliardi di euro ogni mese per garantire a 42 milioni di persone di vivere decorosamente, non considerando quelli che invece sono ancora regolarmente retribuiti perché tuttora a lavoro in azienda o da casa.

Contro invece i circa 10 miliardi spesi attualmente per sostenere più di 7 milioni di lavoratori e le loro famiglie, inclusi gli oltre 6 milioni di disoccupati e le loro famiglie.

Questa enorme somma di denaro servirebbe, naturalmente, solo per dar da mangiare a tutti coloro che sono momentaneamente a casa senza lavorare.

Ma per salvare il popolo italiano e per garantire una ripresa della nostra economia servirebbero al governo italiano tantissimi altri soldi.

Troppo utopistico?

Niente affatto!

Si tratta più di una questione di autorizzazioni.

Allo Stato italiano non è permesso spendere quanto vuole, e cosa succederebbe se l’Italia volesse infatti stampare moneta per affrontare questa crisi?

Il fatto che l’Italia faccia parte dell’Unione Europea obbliga al rispetto di certi limiti. Secondo i parametri di Maastricht, nonché i vincoli finanziari che gli Stati dell’Unione Europea devono rispettare, l’Italia per stampare moneta deve rispettare un “deficit” sotto il 3% (differenza tra entrate caratterizzate principalmente dalle tasse, e dalle uscite caratterizzate più dalle spese pubbliche), e deve mantenere un “debito pubblico” sotto il 60% (debito che lo stato ha maturato nei confronti dei suoi creditori).

Il deficit italiano nel 2018 era del 2,2%, mentre nel 2019 è sceso all’’1,6%. Questo attesta che da un paio di anni l’Italia sta riuscendo a spendere meno rispetto al passato, tuttavia, i debiti regressi e quelli nuovi (per quanto diminuiti) portano il nostro paese ad avere un debito pubblico pari al 134,8%. Per risanare il tutto occorrono oltre 2.400 miliardi (dato di febbraio 2020).
Dopo la Grecia, l’Italia è il paese più indebitato dell’Eurozona.

Il nostro debito non ci aiuta, perché senza il vincolo di Maastricht l’Italia avrebbe potuto stampare moneta pur indebitandosi. Avete capito bene, perché uno stato non stampa semplicemente denaro, ma lo fa stampare e lo compra. Più ne fa stampare, più spende. Incredibile!

Ancora più incredibile se si considera che la moneta è fatta al 95% di bit che costano zero, e dal 5% di carta che costa quasi nulla. Ma c’è di più, la separazione tra ministero del tesoro e la Banca d’Italia (oggi Bankitalia) risalente al 1981, ha fatto sì che da allora l’Italia non può più finanziare il debito italiano stampando moneta.

Sì, perché uno stato può stampare moneta per pagare i propri debiti. Il fatto che l’Italia non stampa moneta da tanto, spiega il motivo per cui il debito pubblico del nostro paese è così elevato.

Ma davanti all’emergenza COVID-19, che ha stravolto l’equilibrio di qualsiasi nazione del mondo, non si può rimanere bloccati per via di certi parametri. È indispensabile, quindi, trovare un’armonia tra “i vincoli europeisti” e “i bisogni di 60 milioni di italiani” che nella bilancia contano più di un’intesa tra politici.

Ma non si tratta soltanto dell’Italia, ogni stato in questo momento dovrebbe essere messo nella condizione di poter stampare moneta per far fronte a tutte le necessità del momento. C’è da dire che, per via del coronavirus, l’Unione Europea sta facendo un’eccezione non volendo considerare i vincoli di Maastrich, ma a mettersi di traverso questa volta è la Banca Centrale Europea che essendo un’istituzione indipendente, sente l’obbligo di far rispettare i vincoli.

Il timore della BCE, che ha l’ultima voce in capitolo per far stampare, è quello di perdere la stabilità dei prezzi di mercato e far scoppiare un’inflazione che nel tempo potrebbe essere ingestibile.

Sembrerebbe che, per molti economisti, stampare moneta oltre il dovuto sarebbe un rischio. Sappiamo bene che il valore di un bene o di un servizio, e quindi il suo prezzo, viene stabilito dal numero di transazioni, ovvero dalle abitudini di consumo o utilizzo che un consumatore medio ha. Questo scambio avviene tra chi possiede dei soldi e chi offre un bene o servizio.

Lo scopo di ogni scambio è soddisfare i bisogni delle parti, proprio per questo ogni cosa può improvvisamente cambiare prezzo, perché il suo valore può oscillare in ogni momento per vari motivi. Una volta che tutti sanno che in giro ci sono più soldi, tutti, per incrementare gli affari, iniziano ad aumentare i prezzi. A quel punto, il rilievo del costo della vita prende una drastica impennata, ed ecco che si verifica l’inflazione, portando all’aumento generale dei prezzi, anche oltre il loro reale valore.

Va anche affermato che questa ipotesi avviene spesso borsa, e comunque l’ipotesi degli economisti purtroppo non è sempre errata, soprattutto quando si tratta di un sistema economico come il nostro, basato su un mercato influenzato dalle decisioni del produttore, del distributore e del compratore, dove ognuno di questi antagonisti è in grado di influenzare il prezzo tra domanda e offerta.

Eppure, il vero problema nel far stampare soldi ad uno stato indebitato come l’Italia, va probabilmente ricercato negli uffici di chi ha il potere di influenzare certe decisioni, perché dietro tutto ciò s’intravedono delle opportunità.

Sì, perché dare la possibilità ad uno stato di risanare i propri debiti stampando semplicemente moneta, toglie ad altri la possibilità di speculare su quello che è visibilmente in difficoltà. Sarebbe come dire:’è tanto che cerco di comprare la tua auto e non me l’hai mai venduta, ma adesso che sei in difficoltà, non solo me la venderai, ma lo farai al prezzo che t’imporrò io’ .

Far risanare i propri debiti in un modo così semplice ad uno stato, va in forte contrasto con quelle realtà economie che hanno a disposizione ingenti somme di denaro destinati al solo scopo di fare grandi affari che portino grandi ricavi.

Si vocifera, ad esempio, che la mafia stia cercando di speculare sulla crisi acquistando hotel e aziende varie a prezzi da discount, cavalcando l’onda della crisi. Allo stesso modo potrebbe accadere che dietro quelle lobby governative ci sia chi pensi a come arricchire ancora di più, rimanendo indifferente davanti le centinaia di milioni di persone in gravi difficoltà.

Del resto, al mondo chiunque è mosso dal desiderio di fare soldi. Il mistero, però, sta nel capire il perché chi ha già tanti soldi ne brama ancora di più.

Il responso a questo enigma sta nel fatto che un criminale o un mafioso non è solo colui che ammazza o minaccia, ma il senso di mafioso o para mafioso si annida in chiunque con prepotenza e prevaricazione, anche senza il bisogno di usare la violenza, cerca di attuare i propri scopi che “alla luce di tutti” risultano invece essere disonesti e scorretti.

Ragion per cui non deve sorprendere l’ipotesi di trovare ovunque, perfino in ambienti governativi, individui che sono mossi più dai propri malvagi interessi che dal bene comune.

La Bce potrebbe stampare moneta unica per far rimanere in piedi i 600 milioni di europei colpiti dalla crisi economica portata dal coronavirus, ma probabilmente non lo farà.

Questo è un motivo in più per rimanere tutti uniti ed affrontare insieme e dignitosamente questo momento. Oggi più che mai l’Italia ha bisogno dei suoi migliori talenti, dei suoi migliori ideatori, dei più capaci imprenditori e manager, dei suoi migliori operai, di tutti coloro che hanno quella dote innata che li ha catapultati a mostrare la loro eccellenza ed efficacia, affinché il numero delle vittime che potrebbe causare la crisi economica non superi il numero dei morti da coronavirus.

Questa è una delle rare volte in cui essere al nord o al sud del “Belpaese” non fa alcuna differenza, perché durante l’emergenza sanitaria l’Italia ha conosciuto eroi non del nord e nemmeno del sud, ma semplicemente “eroi italiani”.

Chi cerca rimedi economici a problemi economici è su falsa strada; la quale non può che condurre se non al precipizio. Il problema economico è l’aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale.

Luigi Einaudi

Questa può essere la grande occasioni, non solo per lo Stato italiano, ma per ogni italiano che da sempre ha cercato di correggere i fallimenti di un passato tracciato da chi ha voluto di proposito speculare.

Una crisi è la più grande benedizione che può capitare ai popoli e ai paesi, perché tutte le crisi portano progresso…
È dalle crisi che nasce l’inventiva…
Chi supera la crisi supera sé stesso…
È dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno…
Piuttosto lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein

Che la speranza viva forte in ogni italiano di buona volontà; in ogni italiano che non permetterà alle sue scelte e alle sue azioni di compromettersi e diventare simile a chi, come la mafia o come a qualsiasi altro individuo, aspira ad arricchirsi sulla pelle degli altri.

Solo così, l’Italia potrà vincere il coronavirus!

Luca Trovato

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