Cultura & Scienze

L’educazione ai tempi del Coronavirus: come interagire con un figlio autistico

Le implicazioni della pandemia nelle famiglie con una persona autistica

(di Veronica Iannone) Un’emergenza a livello globale come questa pandemia da Coronavirus non ce la saremmo mai aspettati. Ma quali implicazioni comporta nella vita delle persone? Sicuramente il cambiare le proprie abitudini e priorità. Esistono, purtroppo, realtà in cui l’attuale situazione si complica ancora di più.

QUANDO IN FAMIGLIA C’È UNA PERSONA AUTISTICA…

In una una famiglia con figli autistici tutto diventa più complesso ed amplificato. Da un giorno all’altro, molti di questi bambini e ragazzi si sono ritrovati costretti a stare a casa, rinunciando così alle terapie, ai percorsi educativi specifici e quindi al contatto con gli altri.

COME SI PUÒ AIUTARE UNA PERSONA AUTISTICA (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO)?

Provando a metterci nei suoi panni, ad immaginare come si sente, cercando di interpretare e analizzare i suoi comportamenti. Includerlo in attività quotidiane in casa (come ad esempo impastare o sparecchiare la tavola), leggergli una favola o crearne una nuova. Inoltre, sarebbe molto costruttivo coinvolgerlo in delle attività di gruppo.

QUAL È UNA DELLE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLE PERSONE CON AUTISMO?

Sicuramente avere una routine standardizzata che comporta delle ripercussioni psicopedagogiche sull’intero nucleo familiare.

QUALI SONO LE CRITICITÀ CHE OSTACOLANO LA COMUNICAZIONE CON PERSONE CON DEFICIT?

Pensiamo, ad esempio, anche alle persone sorde. La nostra società ancora non ha ancora gli strumenti idonei per favorirne l’inclusione, proprio per questo, è utile stimolare una comucazione verbale e non verbale, ad esempio su skype vi è la possibilità di avere dei sottotitoli.

UN’EMERGENZA PEDAGOGICA CHE VA AFFRONTATA CON GLI STRUMENTI NECESSARI

Stiamo parlando di una vera e propria emergenza pedagogica che non può essere trascurata , ma che deve essere affrontata con estrema professionalità, modificando il nostro assetto professionale. Molti enti, scuole ed associazioni di tutto il territorio nazionale stanno accogliendo questa sfida utilizzando software, strumenti compensativi nuovi e stanno riformulando un intero percorso educativo. Svolgere colloqui con le famiglie telefonicamente o tramite videochiamate è un modo per non farli sentire soli. Noi professionisti del settore ci siamo.

COSA PUÒFARE UN EDUCATORE O UN PEDAGOGISTA IN QUESTO PERIODO DI PROFONDO CAMBIAMENTO?

Sicuramente continuare il percorso che si stava svolgendo con l’utente, analizzare il PEI (Piano Educativo Individualizzato) o altri progetti che sono stati redatti, mantenere i contatti con la famiglia e con le reti.

Veronica Iannone, pedagogista e tutor

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