Esteri

La promessa del ministro del Sudan: “Restituire i beni confiscati ai Cristiani”

Il ministro degli affari religiosi del Sudan, Nasr al-Din Mufreh, nella foto, ha promesso il ritorno delle proprietà e delle chiese confiscate ai cristiani che vivono nel Paese. Pare, quindi, che il Sudan stia facendo un passo avanti nell’ambito della libertà religiosa.

L’esponente dell’esecutivo, in un’intervista rilasciata al giornale Asharq Al-Awast, ha anche accennato alle «pessime pratiche» del vecchio regime sudanese.

Il ministro punta alla «convivenza pacifica e religiosa» e ha affermato che la presenza di cristiani in Sudan è importante e non dovrebbe essere considerata una minoranza: «sono sudanesi e la loro religione è celeste, con i suoi valori e le sue credenze».

Questa posizione è molto lontana da quella del precedente governo che impose vincoli religiosi rigidi e permise che la persecuzione avvenisse impunemente.

Affinché ci sia la restitutizione delle proprietà confiscate ai cristiani sarà necessario un iter legale che potrebbe essere molto problematico perché, come rivelato da International Christian Concern, «i tribunali del Sudan non sono né equi né imparziali nei confronti dei cristiani».

Il discorso di Nasr al-Din Mufreh ha parlato anche del ritorno degli ebrei sudanesi: «Ho chiamato tutti i sudanesi all’estero, compresi i cittadini ebrei che hanno la cittadinanza, per tornare a vivere in Sudan, come qualsiasi altro cittadino con la nazionalità di questo Paese».

Il Ministro degli affari religiosi ha anche espresso delle osservazioni severe su coloro che diffondono «discorsi carichi di odio», sottolineando che «chiunque sia stato condannato per essersi unito a Daesh (Isis, n.d.r.) o per aver diffuso l’ideologia del terrorismo, dell’estremismo, del fanatismo e dei discorsi di odio sarà punito secondo la legge».

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