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La missione di padre Suresh: “Sconfiggere la povertà portando la Parola di Dio”

Un sacerdote indiano in lotta contro superstizioni e credenze, diffondendo il Vangelo tra i poveri.

Il desiderio che accomuna ogni cristiano è sicuramente quello di aiutare il prossimo e fare conoscere l’amore di Dio. Questo è il connubio perfetto che un prete, Bunga Suresh, prete della diocesi di Vijayawanda, in India, cerca di perseguire ogni giorno come obiettivo della sua vita, sottomettendosi ad un Dio che oggi ha raggiunto molti poveri nella sua comunità.

«Attirato dall’amore di Cristo, così va la mia vita sulla terra», così esordisce Bunga, prete di periferia, al servizio dell’ ‘umanità sofferente’, dove dal 2007, dopo aver intrapreso la strada sacerdotale, ha deciso di combattere contro la povertà data da un’ignoranza, purtroppo, che ancora affligge popoli in ogni angolo della terra. Da qui, il desiderio di portare la Parola per abolire la soggiogazione di classe, dove i più deboli patiscono la mancanza di erudizione.

Il motivo di questa distinzione fra classi, secondo il prete, ha radici antiche. Un libro di rituali indù, chiamato ‘Manusmriti‘, paragonabile alle leggi di Mosè, è considerato il libro per eccellenza, le cui leggi da seguire come un vademecum vitale. Il libro mostra una realtà devastante, una gerarchia fra caste dove i potenti, con pieni poteri, ammaestrano i più deboli alla sottomissione.

Bunga Suresh cerca da anni di sopprimere questo sistema, nel modo più semplice che conosce, ovvero quello di portare il Vangelo tra i poveri, salvando anime, ma anche rendendo gli uomini liberi da ogni superstizione, fonte principale di schiavitù umana.

«La mia missione comprende la realizzazione di scuole e alloggi per i poveri che si sentono finalmente amati e appartenenti a Dio. La Parola di Dio è il loro conforto».

Ma il fanatismo, in contrasto alla fede, è la battaglia più ardua da combattere. Infatti, pregiudizi esasperanti offrono gli spunti per azioni scellerate, soprattutto in tempi di pandemia: «50 pecore sono state massacrate di fronte al tempio il 9 giugno scorso per salvare il villaggio dal coronavirus. Il sacerdote religioso indù ha spiegato che il Covid-19 sarebbe una nuova divinità adirata con la razza umana, pronta a sacrificare vite al fine di distruggere intere popolazioni. L’unico modo per fermare questa spietatezza è il sacrificio di 50 pecore. Da questo episodio si può dedurre l’elevato livello di ignoranza e credenze».

I giorni difficili della pandemia hanno messo a dura prova gli abitanti del Villaggio, che in padre Suresh hanno trovato una guida forte e inarrestabile, un lavoratore spirituale instancabile al sevizio dei più deboli, anche se, purtroppo, molti bambini hanno subìto la crisi Covid-19 spirando per grave mal nutrizione.

Il grande lavoro del sacerdote altruista non è passato inosservato. Molti, infatti, seguono l’impresa di Bunga per salvare molte più famiglie dalla fame e dalla miseria, come l’associazione italiana ‘La Rosa Rossa’ che collabora col sacerdote.

La vita di Bunga Suresh è sicuramente una di quelle vite da cui trarne esempio, non solo un semplice sacerdote, ma uno studente universitario e un’assistente sociale, un uomo che ha scelto si seguire un piano divino sottraendosi ad un futuro più comodo. Oggi, padre Suresh è portatore della Parola per sconfiggere la povertà.

 Filippa Tagliarino

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