Cronaca

La Libia offre un porto alla Sea Watch, ma la Ong rifiuta e attacca l’Italia

Per Salvini si tratta di un ‘sequestro di persona’.

Non si torna indietro. L’equipaggio della Sea Watch non sembra intenzionato a demordere e punta a sbarcare il prima possibile in un ben definito “porto sicuro” (possibilmente in Italia). Succede al largo delle acque africane, dove la nave della Ong, battente bandiera olandese, ha tratto in salvo ben 52 persone.

Tra l’organizzazione e il governo italiano è nato l’ennesimo braccio di ferro, con il vice premier Matteo Salvini intenzionato a negare l’accesso alla nave. Ma la svolta è arrivata nelle ultime ore, quando il governo di Tripoli si è detto disposto ad accogliere i migranti a bordo. Insomma, il “porto sicuro” si è reso disponibile, una soluzione che però non è piaciuta per niente alla Sea Watch che ha attaccato nuovamente l’Italia: “Tripoli non è un porto sicuro. Riportare le persone soccorse in un Paese in guerra, farle imprigionare e torturare è un crimine. E’ vergognoso che l’Italia promuova queste atrocità”.

Secca la replica di Salvini: “La Sea Watch non vuole portarli in Libia? Allora spieghi perché ha chiesto a Tripoli un porto sicuro. E perché, dopo la risposta positiva, ha atteso per ore davanti alla costa africana. Aveva il via libera allo sbarco, l’atteggiamento della Sea Watch sembra un vero e proprio sequestro di persona per motivi politici. Polemizza col Viminale sulla pelle degli immigrati”.

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